8 dicembre 2016

Amore & Inganni

Andiamo al Cinema

Con Jane Austen ho un rapporto piuttosto conflittuale.
Troppo femminile e femminista nei suoi scritti, troppo femminile e romantica nelle trasposizioni che la vogliono al cinema.
C'ho fatto pace solo grazie a Joe Wright e alla delicatezza di quel suo Orgoglio e Pregiudizio che ha fatto sospirare pure me, davanti all'icona di Mister Darcy.
Ma non sarò mai una Austeniana di quelle rappresentate da Austenland, motivo per cui mi ritraevo di fronte a questa ennesima trasposizione, di un romanzo minore, tra l'altro.
A farmi cambiare idea, oltre a quanto letto qua e là, la presenza alla regia di Whit Stillman, che già in Damsels in Distress aveva soverchiato i più classici college movie al femminile.
Stessa cosa fa qui, aggiungendo molta ironia e un taglio più moderno ad una vicenda che di moderno, e nuovo, avrebbe gran poco.

7 dicembre 2016

Silenzio in Sala - Le Uscite al Cinema del 7 Dicembre

In occasione del ponte dell'8 dicembre, le uscite al cinema escono prima.
Questa volta, pochi i riempitivi -per lo più di genere- tante le pellicole a tema natalizio.
Ma a meritare davvero la visione, sono quei film che col Natale sembrano non c'entrare.

Captain Fantastic
Un padre fantastico cresce i suoi figli in mezzo alla natura, tra prove di sopravvivenza e caccia e letture intellettuali. Lo scontro con la vita vera, e la morte, mettono in dubbio i suoi insegnamenti.
Da vedere assolutamente, se ne riparlerà a breve!
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È solo la fine del mondo
Il giovane prolifico Xavier Dolan torna al cinema dopo quel piccolo capolavoro di Mommy.
Qui ha a disposizione un cast composto da Gaspard Ulliel, Léa Seydoux, Vincent Cassel e Marion Cotillard, per raccontare la storia matura di uno scrittore in fin di vita.
Come non correre in sala?
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Shut In
È la Naomi Watts che sbaglia il colpo, quella che ci troviamo davanti nell'ennesimo thriller/horror su una madre e lo strano rapporto con un figlio non morto, ma in stato vegetativo (l'altrettanto prolifico e giovane Jacob Tremblay).
Anche no.
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Una Vita da Gatto
Favola iper-buonista à la Scrooge, con miliardario redento dalla traformazione in gatto.
Perchè vederlo?
Per il gatto, ovviamente, e per Kevin Spacey che lo interpreta.
Se ne riparlerà a breve!
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Babbo Bastardo 2
Torna Billy Bob Thornton nei panni di un figurante di Babbo Natale alcolizzato e fuori regola.
Ad affincarlo, questa volta, Kathy Bates, Tony Cox e Christina Hendricks.
Per fan nostalgici.
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La festa prima delle feste
Non può mancare un cinepanettone made in USA, con cast corale (Jennifer Aniston, Kate McKinnon, Olivia Munn, Jason Bateman) e storia che si fonde con lo spirito natalizio tutto americano che riguarda il lavoro e la sua salvaguardia.
Risate stiracchiate ma leggere.
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Non c'è più religione
Dopo aver fatto tutte le possibili varianti nord vs sud, Luca Miniero si dà alla religione con cristiani vs mussulmani.
Suo fedele compagno, Claudio Bisio con Alessandro Gassman spalla.
Anche no.
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6 dicembre 2016

Westworld

Mondo Serial

Sono in difficoltà.
Ho appena finito Westworld e sono tra il sorpreso, lo shoccato, l'aver quasi capito.
E come sempre, è quel quasi che mi frega.
Avrei bisogno di rivederla tutta, con occhi diversi, con occhi che sanno cosa guardare, ora che tutto dovrebbe essere più chiaro.
Ma parto da quell'inizio, da quell'inizio che è un pazzesco pilot che mescola finzione, realtà, futuro e passato. Neanche fossimo, di nuovo, in Black Mirror.
Siamo nel vecchio e polveroso west, ma siamo anche in un futuro in cui quel west è popolato da robot che sembrano in tutto e per tutto noi, che seguono una propria storyline. Siamo in un parco di divertimenti, dove per divertimento si intende mescolarsi a queste attrazioni, seguirle nelle loro avventure o volendo, senza alcun problema, ucciderle o farci sesso. Tutto è permesso, la morte, qui, non può entrare, né per i visitatori, inscalfibili, né per le attrazioni, che a morte avvenuta, vengono sistemate, rimesse a nuovo, e ricatapultate nel loro mondo a ricominciare un altro giorno, uguale ma diverso dagli altri.

5 dicembre 2016

Il Lunedì Leggo - Il Principe della Nebbia di Carlos Ruiz Zafón

Di fronte ai bestsellers sono sempre diffidente.
Non che sia mai stata fregata, anzi, credo sia colpa del mio spirito indie, dell'etichettare tutto ciò che in molti apprezzano, come qualcosa troppo alla moda per me, troppo commerciale.
Per questo ho scoperto tardi Zafón.
Per questo, a chi me lo consigliava, alle classifiche che lo adoravano, alle amiche che lo leggevano aspettando religiosamente un nuovo racconto, rispondevo "No, grazie. Ho di meglio."
Stessa cosa mi era successo con La solitudine dei numeri primi.
Stesso successo, stessa acclamazione.
Io titubante.
A cambiare il tutto, un regalo.
Quello fatto su richiesta di mia madre a mia madre, per Paolo Giordano, quello ricevuto, per caso, in ritardo, per L'ombra del vento di Zafón.
Il risultato?
Entrambi, in periodi diversi, li ho divorati in 3 giorni 3.

4 dicembre 2016

La Domenica Scrivo - Cinema

Come è cominciata, non lo so.
So solo che è iniziata gradualmente, con qualche sintomo, qualche piccola stranezza che doveva suonare come un campanello d'allarme, e che invece ho lasciato correre, fino allo stato attuale.
Dovevo capirlo, dovevano capirlo, che andare in videoteca da sola, noleggiare film sempre più strani, sempre più sconosciuti, qualcosa voleva significare. Così, anche da sola, anche senza la scusa di un film da vedere in compagnia tutti sul divano con ciotola di popcorn da dividere.
La cosa si è aggravata abbastanza velocemente, con una nuova religione che si è insinuata tra le pagine dell'immancabile TV Sorrisi & Canzoni, quelle stelline a far le veci dell'oracolo, a scandire i pomeriggi infiniti passati davanti Rete4 e il suo grande classico, che si sono presto trasformati in notti passate sul divano per registrare quell'altro classico che Rete4 mandava in onda a tarda serata, con la speranza che il VHS fosse abbastanza lungo per farci stare anche tutta la pubblicità del caso, con la sveglia puntata anche alle 3 di notte per non perdere il film misconosciuto presentato da Ghezzi su Rai3.
Perché no, va a capire perché, la programmazione del videoregistratore esiste ma nessuno l'ha mai saputa usare.
A questo punto, non c'era più niente da fare.
La malattia era incurabile, l'assuefazione impossibile da fermare.
Ero una drogata di cinema.

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