11 agosto 2015

How to Get Away with Murder

Quando i film si fanno ad episodi.

Dopo aver recuperato in pochi mesi quella che si è rivelata essere una vera e propria droga, come potevamo io e il giovine fare a meno della nostra dose quotidiana di Shonda?
Impossibile, ed ecco che la creatrice/produttrice/scrittrice ci è venuta incontro con il suo ultimo prodotto, saltato in tempo di messa in onda e che ora ha trovato il suo legittimo posto che ben si addice alla stagione estiva, a dirla tutta.


Diciamo però fin da subito la verità: How to get away with murder non è Scandal.
Non ha lo stesso appeal, non la stessa forza catturante, mancano quei dialoghi splendidi e tutti tirati, manca un gruppo di attori ben affiatati e ben navigati e manca soprattutto una protagonista che riesca a suscitare un po' di empatia, se non addirittura di simpatia.
Annalise Keating non è Olivia Pope, e nemmeno vuole esserlo: fredda, spietata e calcolatrice, lascia il suo cuore fuori da ogni questione, anche quella più personale, e nei suoi modi frettolosi e poco materni, non fa scattare la giusta scintilla.
Nemmeno gli studenti prescelti come stagisti nel suo studio fanno di meglio: loro, i migliori del corso universitario che la professoressa/avvocato tiene e che è a quanto pare l'unico che non fa studiare e imparare a memoria le leggi, ma le fa applicare in veri e propri casi da tribunale (cosa che fa chiedere quale sia il suo lavoro, infine), loro dicevamo che sono il cuore della vicenda, ma che tra una troppo snob, uno troppo macchietta, una troppo monoespressiva, uno troppo accigliato e un altro troppo bello, conquistano solo in parte.
La fortuna della seria sta però in quello che racconta, in episodi che si sviluppano verticalmente in casi da risolvere e da vincere davanti ad un giudice, e orizzontalmente con la scomparsa di una studentessa e i sospettati dell'omicidio da difendere e da coprire, una vicenda che si lega a doppio filo con Annalise stessa, coinvolgendola sempre più.
Il tutto è raccontato in modo sapiente, con flashback rivelatori che intervallano -almeno nella prima parte della stagione- quanto succederà, mentre le settimane scorrono e lentamente si arriva alla notte clou da raccontare.


Non sarà Scandal, si diceva, ma How to get away with murder il suo perchè ce l'ha, grazie soprattutto a una Viola Davis che non vuole essere la nuova Kerry Washington, e più animalesca, più spietata, si fa valere, al pari della scoperta di Katie Findlay, che dopo essere stata al centro di un mistero che la vedeva vittima silenziosa in The Killing, qui trova voce, dimostrandosi una promettente attrice, tanto quanto la trasformista Liza Weil, che di strada dalle Gilmore Girls ne ha fatta.
La serie è quindi così coinvolgente e ben strutturata da essere perfetta non solo come sostituto o come dose palliativa, ma come nuova droga da cui essere dipendenti, soprattutto con quel finale che chiuso (apparentemente) un mistero, ne apre ora un altro.
Il problema dopo questi 15 episodi torna però a ripresentarsi, Shonda, c'hai mica altro per noi?


2 commenti:

  1. L'ho adorato. Divertentissimo. E se Scandal è ancora meglio come tutti mi dicono, mi chiedo ancora perché non lo inizio. Arghh!

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  2. Ho letteralmente 'divorato' la prima stagione! Fantastica! Ora sto recuperando tutte le puntate di Scandal e difficilmente saprei dire quale tra le due preferisco :)

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