27 ottobre 2015

Veep - Stagione 2-3

Quando i film si fanno ad episodi.

La prima stagione non mi aveva certo convinta, stanca ormai di vedere quella Casa Bianca con diversi Presidenti o diversi staff, con una comicità magari immediata, magari divertente, ma non così alla mano.
Ho tenuto duro, per scoprire se il successo agli Emmy e in madre patria poteva essere senza polemiche, e come sempre capita, ho fatto bene.
Con queste due stagioni Veep finisce per conquistare: a quei personaggi strani e strampalati si inizia a voler bene, ad amare i loro tic, le loro frustrazioni, a vedere in quell’eterna perdente della vicepresidente, una donna che garantisce ogni volta una mezzora ricca di ironia e intelligenza comica.


20 gli episodi totali visti in circa due giorni, e se state pensando che noia, che fatica, bé, non lo è stato.
Perché ogni episodio offre uno spaccato diverso dei problemi che ha questo vicepresidente piuttosto incapace, tanto impegnato a mantenere pulita la sua immagine, quanto incapace alla fin fine di riuscirci.
Seguiamo quindi Selina Mayer coprire il suo Presidente, prestarsi come volto affabile e del popolo in suo favore, la vediamo tornare in amicizia con il marito, cadere e scivolare in numerose bucce di banana, e infine la vediamo fare il colpaccio: candidarsi come prossimo Presidente degli Stati Uniti d’America.
Con la terza stagione siamo quindi dentro quella campagna elettorale vista più e più volte in film e serie TV, ma qui almeno si ride, anche se…


Anche se a lungo andare tutti gli scivoloni, tutte le gaffe che Selina ci offre, un po’ finiscono per stancare, per rendercela quasi insopportabile nella sua cialtroneria e capacità di fingere sempre e comunque, anche quando va a sbattere contro una porta a vetri.
A queste debolezze supplisce però il resto del cast, a partire dal fantastico e adorabile portaborse Gary e dall’altrettanto gaffeaur di classe Mike.
Ce n’è poi un po’ per tutti, per la Finlandia, per l’Inghilterra, per il nostro pazzo Presidente, per gli Stati Uniti stessi, ovviamente, la cui politica, le cui elezioni vengono presi di mira senza troppi problemi.
E forse è proprio questo il punto di forza di una serie che si credeva inizialmente troppo americano-centrica, il riuscire pian piano a conquistare, prendendosi in giro, non prendendosi sul serio, dimostrando un’autoironia intelligente che con battute a raffica e dialoghi serrati si fa esportabile.
Il prossimo giro di corsa sarà con quella quarta stagione che ha saputo battere Transparent, il fatto che possa essere stato per merito, si fa ora quasi più credibile.


4 commenti:

  1. è un serial meraviglioso...
    genialmente irriverente, diciamocelo

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    1. Diciamocelo pure, sono felice di essermi ricreduta e di averla scoperta, questa serie!

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  2. ce l'ho sulla lista dei recuperi, chissà che questo non sia l'anno buono :)

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    1. Se sei bravo (ovvero se ti convince subito), in una settimana potresti già essere al passo :)

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