28 febbraio 2015

And the Oscar Goes to... Leonardo DiCaprio [Buon Compleanno Mr. Grape]


1994.
Categoria Miglior Attore non Protagonista.
I nominati sono:

Tommy Lee Jones - Il fuggitivo
Leonardo DiCaprio - Buon compleanno Mr. Grape
Ralph Fiennes - Schindler's List
John Malkovich - Nel centro del mirino
Pete Postlethwaite - Nel nome del padre



Cambiamo la storia.
Una molto '90s Marisa Tomei premia non quello che sembra una versione di Tommy Lee Jones ancora più vecchia di oggi, ma un giovanissimo Leonardo DiCaprio.
Di anni ne ha 19, è un attore all'inizio della sua carriera, con alle spalle piccoli ruoli in serie televisive e un esordio di classe in Voglia di Ricominciare al fianco di Robert de Niro, e in Buon Compleanno Mr Grape ha offerto un'interpretazione effettivamente da Oscar, incontrando i gusti dell'Academy da sempre favorevoli a chi si imbruttisce/rappresenta una malattia.
Come l'Eddie Redmayne di 21 anni dopo, il giovane Leonardo ha messo da parte il fascino che quei capelli color oro e quello sguardo intenso emanavano già, dando vita a un ragazzo disturbato e minorato alla soglia del suo 18esimo compleanno in quello che è un film che gioca come non mai con i sentimenti dello spettatore e con le sfortune dei protagonisti che racconta.
Giusto per fare un quadro della situazione: una famiglia disfunzionale, con un padre morto suicida, una madre che non esce di casa da anni per il trauma subito, buttandosi sul cibo e accumulando peso su peso, un figlio maggiore che è scappato da questa miseria lasciando l'altro ad occuparsi di tutto assieme a una sorella che chissà perchè non è po' più protagonista mentre l'altra è in piena fase adolescenziale di vergogna/egoismo.
Il tutto ambientato in una città della provincia americana dimenticata da Dio, dove l'unica cosa entusiasmante è il passaggio annuale dei camperisti in viaggio.
In questo dramma dove Johnny Depp ancora brilla in tutta la sua bellezza data da zigomi perfetti, che si divide tra l'essere l'amante di una desperate housewife prossima vedova e una giovane Juliette Lewis camperista, a spiccare davvero è proprio questo giovane DiCaprio.


Ma se in quel 1994 Marisa Tomei avesse pronunciato il suo di nome, consegnando a lui l'ambita statuetta, cosa sarebbe successo al buon Leo?
Prima di tutto, nessuno di quei meme tra il divertente e il mortificante sarebbero potuti nascere quei 20 anni dopo a sottolineare e a sancire DiCaprio come il re dei perdenti, come l'eterno sconfitto che si può impegnare come non mai ad essere il re delle feste, il re della borsa, il re della pazzia, l'Academy avrebbe sempre preferito qualcun altro.
Poi, con molta probabilità, schiacciato dal peso che una vittoria in così giovane età può dare, DiCaprio sarebbe stato preso dal panico o dai dubbi sulla prossima mossa da fare, sul prossimo ruolo da accettare per tenere alto il valore di quel premio. E quindi niente Jack e Rose, niente Titanic che lo innalza come bello e perfetto, idolo di ragazzine urlanti in barba ai futuri Justin Bieber o One Direction, e quindi, niente ruoli per riscattarsi da teen idol, niente impegno sociale per dimostrare di avere del cervello dietro tanta bellezza, niente collaborazioni con registi via via sempre più importanti, niente sodalizio con Scorsese.
Con ogni probabilità quel giovane DiCaprio se ne sarebbe andato a festeggiare urlando di essere il re del mondo con il collega Johnny Depp, percorrendo il triste destino di questi, da miglior attore della sua generazione a abbonato a ruoli cliché che non vendono né attirano il pubblico, stanco di sé come noi di lui, senza alcuna voglia di impegnarsi o riscattarsi.
E allora, forse, è davvero meglio se Marisa Tomei in quel 1994 ha chiamato sul palco quel già vecchio Tommy Lee Jones, lasciando un giovane attore con la voglia di farsi conoscere ancora, di farsi apprezzare ancora, senza prendere sbandate, senza esaltarsi, perchè prima o poi, lo sa anche lui, quella statuetta arriverà tra le sue mani, vero signori dell'Academy?

Abbi pazienza, Leo, prima o poi arriverà il tuo turno.


Questo post fa parte della giornata di rivendicazione che noi blogger facciamo per i grandi delusi delle scorse edizioni degli Oscar.
Andate quindi a scoprire chi han deciso di premiare fregandosene di quanto deciso dall'Academy gli altri blog partecipanti:

27 febbraio 2015

Vizio di Forma - Inherent Vice

Andiamo al Cinema

Che faccio?
Lo dico subito?
Ci apro il post così da togliermi il dente e il dolore?
Sì, lo faccio.
Io, con Vizio di forma, mi sono annoiata come non mai.
Sì, così tanto che per una volta non vedevo l'ora di fare una pausa a metà tempo per cercare un qualcosa con cui distrarmi, così tanto che quasi quasi la finivo lì.
Colpa delle troppe aspettative?
Probabile, visto che il trailer prometteva ritmo e molte molte scene buffe tanto da farmi chiedere se questo fosse davvero un film di Anderson e soprattutto un film con quel musone di Joaquin Phoenix.
Lo è, certo, ma tutto quel ritmo si disperde nei 148 minuti di durata, tutte quelle scene da commedia sono diluite nel tempo, strappano più di qualche sorriso per poi tornare ad essere immersi nella cupezza di una storia e di una realizzazione che sembra uscita da altri anni.


Dai '70, ovvio, proprio quelli in cui la vicenda di Doc Sportello sono ambientati, un nome che è fantastico, un nome che è quello di un investigatore privato dedito al consumo spassionato di buona erba, che viene ingaggiato dalla sua ex per indagare e proteggere il suo attuale amante, che la moglie e il fidanzato di lei vorrebbero internare in un manicomio per disporre senza limiti della fortuna che l'uomo, costruttore pronto a modificare l'assetto edilizio di Los Angeles, ha accumulato.
Nel farlo, il buon Doc andrà a cacciarsi in guai più grossi di lui, con gang rivali che si scontrano, una misteriosa barca dal misterioso passato, un uomo altrettanto misterioso che si crede morto ma che in realtà è più vivo che mai e sembra essere ovunque.
E soprattutto con il cammino che continua a scontrarsi e incontrarsi con quello dell'agente investigativo BigFoot, acerrimo nemico di Doc, ma anche sua nemesi complementare, che lo sfrutta e lo perdona così come disprezza i suoi modi hippie.


Come ha fatto un simile intreccio ad annoiarmi?
Fondamentalmente perchè quello che percepivo era quanto tutto questo potesse essere su carta molto meglio di quanto portato su schermo, con le mille peripezie di Doc, i suoi incontri assurdi, i party e gli escamotage di segugio che diventavano -volutamente- delle macchiette.
E poi per una durata eterna, per una musica allucinatoria (composte dal Radiohead Jonny Greenwood), per le divagazioni continue che probabilmente la penna di Thomas Pynchon ha reso meglio nelle sue pagine, mentre qui si perdono, narrate con la voce monocorde dalla voce fuori campo che la prende larga, ci lascia lì, e ci riprende.
Di buono c'è che un Joaquin Phoenix che così leggero non lo si vedeva da tempo, e alle prese con giovani vogliose, con tante tante sigarette allegre e con pettinature improbabili, ci guadagna in simpatia.
Al suo fianco quel Josh Brolin che ha la faccia e il corpo di un poliziotto, un Owen Wilson sempre adorabile, una Reese Witherspoon e un Benicio del Toro piuttosto insipidi e al di là dell'aiuto che offrono, non così sostanziali nel film.
E di buono c'è soprattutto il periodo hippie che riesplode davanti ai nostri occhi, con costumi, scenografie e fotografia stessa perfette.
Si esce dal film spossati, quindi, e con la sensazione, tutta personale, che il rapporto con il signor Paul Thomas Anderson resterà sempre conflittuale, partito male con quelle 4 ore di vita perse in giovane età con un Magnolia che, no, ancora non ho il coraggio di riaffrontare, proseguito con l'irritazione provocata da Ubriaco d'amore, con la leggerezza questa volta riuscita -ma a ben guardare anche lì non poi così leggera- di Boogie Nights arrivando al più riuscito e potente Il petroliere fino al The Master tanto ben fatto quanto poco empatico.
E arriviamo fino a qui, dove pensavo di rivalutare il regista ancora una volta, dove i toni da commedia scanzonata ma intelligente, dove dal genere noir investito dalla luce psichedelica degli anni '70 mi aspettavo ben altro che l'effetto soporifero che ha avuto.


26 febbraio 2015

Silenzio in Sala - Le Nuove Uscite al Cinema

Passato il ciclone Oscar, il cinema punto sulla quantità, ma in mezzo, per fortuna, sembra esserci anche la qualità, sia oltreoceano che da noi.
E anche i più piccoli -ma non solo- hanno di che gioire.
Ecco i consigli per delle visioni coi fiocchi:

Vizio di Forma
L'ultimo film di Paul Thomas Anderson.
Protagonista Joaquin Phoenix, più Reese Witherspoon, Josh Brolin, Owen Wilson e Benicio del Toro.
Il tutto tratto da un romanzo di Thomas Pynchon.
Si corre in sala... e infatti la mia recensione arriverà già domani, stay tuned!
Trailer
Kingsman - Secret Service
Ha l'aria di un compitino ben fatto questa produzione americana in realtà radicata in Inghilterra a partire dal cast (Colin Firth, Michael Caine, Taron Egerton) fino ad arrivare all'ambientazione.
Un misto tra commedia e giallo, con l'addestramento e la trasformazione di uno scapestrato a spia al servizio di sua regina, tratto direttamente da un fumetto e trasportato con ironia e pop culture.
Successo assicurato, pubblico soddisfatto.
Trailer
Motel
Prendere una borsa, portarla in una camera d'albergo, aspettare l'arrivo del capo.
Per nessuna ragione, aprire la borsa.
Questo il test che deve affrontare Jack. Ce la farà a superarlo?
E ce l'avranno fatta John Cusack e Robert De Niro a tornare in forma? Sembrerebbe di sì.
Trailer
Automata
Dalla Spagna con furore una pellicola postapocalittica e futurista che vede protagonista la coppia Antonio Banderas-Melanie Griffith.
Come se non bastasse, si parla di robot con sentimenti che si ribellano alla schiavitù e alle angherie a cui sono costretti.
Meglio la serie svedese Real Humans, credetemi.
Trailer


Maraviglioso Boccaccio
I fratelli Taviani dopo l'impegno di Cesare deve morire, passano alla leggerezza del Decamerone del Boccaccio, adattandone 5 novelle. Così facendo riuniscono più o meno tutti gli attori italiani del momento (Lello Arena, Paola Cortellesi, Carolina Crescentini, Vittoria Puccini, Michele Riondino, Kim Rossi Stuart, Riccardo Scamarcio, Kasia Smutniak, Jasmine Trinca).
Operazione riuscita?
Non proprio.
Trailer


Le Leggi del Desiderio
Silvio Muccino regista e protagonista.
Volete dirmi che non vi basta questo dato, unito all'orrida locandina, per non andarlo a vedere in sala?
Sappiate allora che il film parla di un life coach e del suo tentativo di portare al successo tre diverse persone.
Trailer


Patria
Presentato a Venezia, è l'ennesimo film italiano sulla crisi, con tanto di destra contro sinistra a scontrarsi.
Pesantezza garantita.
Trailer




The Repairman
Più leggero e più semplice questo film opera prima basato tutto su un uomo diverso e semplice, sul suo lavoro di riparatore, sugli amici che un po' lo prendono in giro, sull'amore improvviso per una ragazza inglese.
Da segnare, merita una possibilità.
Trailer





Dancing with Maria
Perso a Venezia, questo documentario su una 90enne danzatrice di Buenos Aires ha tutte le carte in regola per essere amato.
Io cercherò di recuperarlo senz'altro.
Trailer





Spongebob - Fuori dall'Acqua
La spugna, la stella, il plancton e il granchio rosso più famosi del piccolo schermo, tornano sul grande, con un'avventura che prevede risate e divertimento per grandi e piccini, con tanto di cammei di Antonio Banderas e Slash!
Correrò a vederlo e a ridere senza pensieri.
Trailer

25 febbraio 2015

Clouds of Sils Maria

E' già Ieri -2014-

La finzione che si mescola ad altra finzione, che fa il verso alla realtà che è però già finzione.
E poi il presente che si mescola al passato che ora deve fare i conti con il futuro.
Come un intreccio di quelli più complessi si dipana la trama di Clouds of Sils Maria, o semplicemente Sils Maria, titolo con cui è uscito in Italia (anche se uscito è una parola grossa vista la difficoltà di reperirlo).
Immaginate tre fili diversi, che andranno a formare una treccia complessa e stratificata, in cui appunto anche il tempo si sovrappone, ma senza alcun bisogno di espedienti come il flashback o il flashfoward, seguendo semplicemente il presente e il suo divenire.


Maria è ora un'attrice affermata, corteggiata da Hollywood, in viaggio assieme alla sua assistente per andare a ritirare un premio per il regista che l'ha scoperta e che l'ha lanciata, che ha invece deciso di ritirarsi da 20 anni a questa parte.
Il ruolo che le era stato affidato all'età di 18 anni era quello di Sigrid, giovane sicura di sé, intraprendente, che affascinava e ammaliava il suo capo, di cui era assistente, la fragile e borghese Helena.
Ora che di anni ne sono passati, ora che Wilhem è morto, un altro regista vuole riportare sui palchi teatrali Maloja Snake, e vuole proprio Maria, nei panni questa volta della matura e debole Helena. A rimpiazzarla nel suo vecchio ruolo, la promettente Jo-Ann, che porta con sé la scia di scandali per cui i giornaletti di gossip e i paparazzi vanno matti.
Accettare il ruolo?
Non accettare?
Perchè in entrambi i casi vorrebbe dire accettare o meno il tempo che passa, accettare di avere a che fare con un tipo di mondo dello spettacolo che non è mai interessato, di fare i conti con la propria personalità che forse sì, si è evoluta dalla forte e seducente Sigrid alla succube Helena.
C'è bisogno di preparazione, quindi, di una zona cuscinetto in cui riflettere, sbronzarsi e andare in crisi, facendo prove su prove, senza rendersi conto, o almeno non troppo, che il rapporto di finzione tra quel capo e la sua assistente si sta ripetendo anche tra Maria e la sua di assistente, che si annulla, a volte, che la guida, molto più spesso, occupandosi di lei e di tutto ciò che la riguarda.


A fare da sfondo alla vicenda, il paesino di Sils, dove quel serpente di Maloja s'insinua, dove nuvole formatisi nel lato italiano, nei nostri laghi, passano e s'infiltrano in Svizzera.
La realtà diventa finzione, la finzione si fa altra finzione ancora, perchè Oliver Assayas (sì, proprio quello tanto detestato di Apres Mai) come il Wilhem del suo film, si è innamorato del vecchio documentario Das Wolkenphänomen von Maloja datato 1924, costruendoci poi una sceneggiatura nata da un'idea di Juliette Binoche.
Un'idea che sbeffeggia il lato glamour di Hollywood, le fisime delle grandi attrici, che riflette sui blockbusters, sui cinecomic, sul teatro e sul mondo social di oggi.
Temi non nuovi dite?
Temi che proprio Hollywood ha premiato qualche sera fa con un Oscar a quel Birdman?
Vero, ma qui per quanto i temi siano gli stessi, abbiamo tutt'altra realizzazione, più seria e più d'essai, meno ironica anche, seppure l'ironia sia presente.
Qui abbiamo a che fare con la crisi dell'età, con il rapporto con il tempo che passa e con le mille e più interpretazioni che ogni ruolo, ogni sceneggiatura può avere, e che proprio con il tempo ha a che fare.
Ma un'altra cosa Sils Maria ce l'ha in comune con Birdman: degli attori in stato di grazia.
Se su Juliette Binoche dubbi non potevano esserci, a sorprendere sono le più giovani con Chloë Grace Moretz e la sua faccia un po' da sberle perfetta nel ruolo dell'attricetta brava e carismatica che si diverte a creare scompigli e scandali, ma soprattutto con Kristen Steward che sembra essersi rimessa in carreggiata, andando a scegliere ruoli diversi dalla vampira che ce l'ha fatta conoscere, e che dopo la buona prova in Still Alice, qui è quanto mai naturale e da applausi, e non a caso anche i francesi l'han voluta premiare ai loro Oscar, i César, facendola diventare la prima attrice americana a vincere in quel di Francia.
E come ogni buon film che si rispetti, l'intreccio che si è andato a creare, i dubbi portati avanti nelle due parti+epilogo che compongono il film, non hanno soluzione, o meglio, ne possono avere più di una, a seconda del punto di vista, a seconda del tempo che passa.


24 febbraio 2015

Hannibal - Stagione 2

Quando i film si fanno ad episodi

Le ultime settimane in casa, le cene sono state piuttosto indigeste.
Colpa di Hannibal, che c'ha tenuto compagnia mentre mangiavamo facendoci di volta in volta sentire inferiori vista la maestria con cui il dottor Lecter preparava le sue pietanze (di qualunque provenienza fossero) o sentire nauseati di fronte ad alcune delle suddette ricette o dei sempre più macabri e scenografici omicidi su cui l'ispettore Crawford si trova ad indagare.


Dopo la preparazione della prima, la seconda stagione prende il volo, concentrandosi maggiormente sui due protagonisti e sullo scontro che li vede armarsi e difendersi: da una parte il ferito Will Graham, rinchiuso come un colpevole, ignaro di cosa possa aver fatto o di cosa possano avergli fatto, dall'altra Hannibal, che non si scopre, che diventa il nuovo Will nelle indagini soppiantandolo anche nel lato amoroso, aumentando il sadismo dei suoi omicidi.
Nel mezzo lui, Jack Crawford, incapace di decidere da che parte stare, di chi prendere le difese, sospettando di tutto e di tutti.
I dubbi che continueranno ad alimentare il fondo della serie, sono poi arricchiti dai singoli casi delle singole puntate, con le prime che si concentrano sul processo contro Will, e le altre che mostrano efferati serial killer e un rapporto quanto mai disfunzionale tra fratello e sorella.


Hannibal mettendo finalmente in tavola i suoi assi, convince più che mai, con una gara di bravura tra Mads Mikkelsen e Hugh Dancy a cui si va ad aggiungere pure il folle e spietato Michael Pitt.
Di classe e raffinata la realizzazione, che si concentra ancora più sulle ricette d'antologia e storiche che Hannibal propina ai suoi ospiti, con una fotografia che vira verso quei toni del grigio ma con punte di colore superbe.
Il finale lascia quasi senza fiato, pur dimostrando tutte le falle di un dipartimento che pure io avrei saputo gestire meglio, mentre il sangue che scorre implacabile lascia in sospeso il futuro di una serie che è stata una rivelazione e che aspetto come compagno di cene in quest'estate.
Per stomaci forti, però.


23 febbraio 2015

Oscar 2015 - Il Red Carpet

In un'edizione sottotono per quanto riguarda la conduzione, e un po' amara per chi sperava nel trionfo di Boyhood, anche gli abiti non sono stati poi così folgoranti: né per i belli né per i brutti.
Questo non ci toglie il piacere di commentarli come si deve.
Come sempre, scateniamo l'Enzo Miccio che è in noi:

I MIGLIORI

Rosamund Pike
Amazing Amy sceglie un abito rosso infarto per ucciderci tutti.


Margot Robbie
Trasparenze, scollature e ci troviamo ai suoi piedi come Leo


Lupita Nyong'o
Perline bianche d'incanto e di eleganza


Felicity Jones
In sfumature di grigio sposa abbaglia


Anna Kenrdick
Punti simpatia conquistati nella serata anche grazie a un sobrio ma efficace rosa salmone


America Ferrera
Altro che Ugly Betty!


Dakota Johnson
In rosso e non in grigio, semplice e bella, bisogna ammetterlo


Keyra Knightley
Premaman molto chic e molto français. Per me è oui!


Jennifer Aniston
40 anni portati egregiamente e con i lustrini, cara Rachel


Cate Blanchett
Algida e classica, con una collana che la salva dal lutto



IN LIMBO

Jennifer Lopez
Jenny from the block versione principessa scollacciata


Emma Stone
Bellissima come sempre, ma il look statuetta in tema non le s'addice troppo


Meryl Streep
Meglio in abito o in smocking? Nell'indecisione, creo un mix non del tutto riuscito


Jessica Chastain
La divina Jes sbaglia colore, ma soprattutto forma: da dove arrivano quelle spalle da nuotatrice?


Julianne Moore
Bella lo è comunque, ma in bianco con ciuffetti neri si fatica ad accettarla.



LE PEGGIORI

Nicole Kidman
Arrivata imbottita di xanax e di botulino, appare una statua di cera spettinata e secca


Gwyneth Paltrow
Damigella d'onore monospalla e in rosa (in tutti i sensi possibili)


Patricia Arquett
Monospalla disegnato da un'amica che non l'ha certo vista lievitare in questi 12 anni


Laura Dern
Si mette la prima armatura che trova


Naomi Watts
La ragazza del muretto anni '90


Zoe Saldana
La buona notizia è che ha rimesso su qualche chilo, la brutta è che non dice niente con quest'abito nì.


Reese Witherspoon
A dire ancora meno è Reese, di una semplicità da bocciare


Chloe Grace Moretz
Faccia da sberle, mani in tasca e ingobbita.


Scarlett Johansson
Tornata in forma dopo la gravidanza ce lo sottolinea diventando Miley Cyrus in verde alien.


Lady Gaga
Abito splendido rovinato da quei guanti che non si è tolta dal dopocena di pulizie


Marion Cotillars
Un Sushi? Una spugna?


Rita Ora
Strascico sobrio, aderenze pronte a scoppiare



SPAZIO DONNA

Ethan Hawke


Edward Norton


Benedict Cumberbatch


Jarede Leto


Adam Levine


J. K. Simmons


Neil Patrick Harris

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