31 marzo 2015

The Walking Dead - Stagione 5

Quando i film si fanno ad episodi.

Non ci voleva certo un profeta per immaginare che per far andare avanti The Walking Dead ci voleva un nuovo scenario e soprattutto dei nuovi nemici.
E così dopo un inizio quanto mai deludente che aveva visto rassegnati anche i fan della prima ora, il ciclo conclusivo di questa quinta stagione prometteva già un nuovo ambiente da affrontare, nuove sfide in cui veder protagonisti i nostri.
Ed eccoteli quindi vagare senza meta, stanchi, affamati, assetati e soprattutto ormai privi di speranza, con l'inutile morte dello scorso finale a pesare sul loro cuore.
Ed eccoteli poi, dopo giorni di cammino, incappare in una nuova comunità, confrontarsi con loro in modo diffidente, entrarci in punta di piedi e sempre in allerta, vedendoli come nemici ma anche come discepoli da salvare.


Siamo in ambiente tutto nuovo, quindi, l'ennesimo, a mostrarci come l'apocalisse zombie abbia messo alla prova tutti, portando conseguenze sempre diverse.
Ad Alexandria siamo in Paradiso, con gli attacchi fermati sul nascere, con villette ultrachic e ultragreen, con cibo in abbondanza. Insomma, una pacchia in confronto a quanto Rick e soci hanno dovuto affrontare e subire negli ultimi (due?! tre?!) anni.
Ovviamente la diffidenza la fa da padrone, ovviamente i nuovi characters inseriti non hanno peso se confrontati con il passato e ovviamente anche i nostri sembrano aver definitivamente perso lo smalto di un tempo.
Come sempre, poi, a smuovere le cose ci pensano morti illustri sparse qua e là, con i walkers che fanno le loro incursioni ripetendosi volta dopo volta, aggiungendoci vuoi un po' più di dolore in più negli effetti speciali delle scorpacciate, vuoi dell'adrenalina perchè non c'è niente da fare, con il fiato sospeso si rimane lo stesso.


Di buono in questi 8 episodi che non sembrano mostrare niente di nuovo, niente di non già affrontato, c'è che Rick tira fuori la grinta, fa valere tutta la sua esperienza di uomo di mondo, anche se solo a beneficio di un'infatuazione.
Il resto del gruppo resta decisamente sullo sfondo, tra gli attapirati Maggie e Glenn, Carol in incognito che regala comunque ottimi insegnamenti materni, gli odiosi e irritanti Sasha e padre Gabriel per cui spero arrivi una cruenta fine e il buon Daryl in missione che darà sicuramente vita alla nuova storyline della già confermata sesta stagione.
Ci si chiede quindi perchè milioni di spettatori in America come nel resto del mondo continuino a seguire le gesta di The Walking Dead, pronti poi a dare spazio anche a uno spin-off.
Mi chiedo perchè io per prima continuo a farlo.
Forse per quei leggeri brividi che gli zombie sanno dare, forse perchè è sempre bello scrivere stroncature o forse perchè -e gli sceneggiatori sembrano saperlo bene- creando di volta in volta uno scenario diverso, sviluppato in soli 8 episodi, c'è sempre qualcosa di fresco da poter giudicare, e la perdita di tempo non si fa sentire.
Che sia un bene o un male, i conti tornano lo stesso, e so già che il prossimo autunno mi metterò comoda comoda a vedere cos'altro combineranno quei lupi famelici, chi riusciranno a far fuori.
E con me, lo so, ci saranno milioni di spettatori.


30 marzo 2015

Empire

Quando i film si fanno ad episodi.

Non sono molti gli elementi che possono fare di una serie, una bella serie. A volte basta anche solo uno di questi per rendere il prodotto interessante e, così, farlo seguire.
Solitamente basta avere protagonista una famiglia, possibilmente complicata.
Oppure si può far partire la storia con una malattia che mette in moto vuoi la vendetta, vuoi una nuova strada da percorrere o vuoi il riavvicinamento con i propri cari, in alternativa anche l'uscita dal carcere va bene, visto che anche in questo caso vendetta, nuova strada e riavvicinamento sono carte da giocare.
A questo punto si può passare ai protagonisti singoli, e allora sai che ci vuole lo stronzo che il pubblico deve odiare e vuole veder affogare nel dolore, sai che ci vuole qualcuno di idolesco da amare, sai che ci vuole quello più complicato e sensibile, se poi è gay ancora meglio così da acchiappare anche quella fetta di pubblico.
Infine, si devono curare i dettagli, creando uno stile personale nelle riprese e puntando sulla musica, che mai come in questi tempi in cui le serie sono diventate più popolari che mai, fanno e subiscono un traino.


Ora, ci possono essere delle serie che usano uno o più di questi elementi, e poi ci sono quelle che decidono di usarle tutte.
Shameless è una di queste, ma se ci aggiungete parecchi milioni in più, un po' meno fratelli da mantenere e una musica che non è solo sfondo sonoro ma vera e propria protagonista a cui tutto gira attorno, allora avrete Empire.
A dirla tutta, quello che dovrete fare, è aggiungerci pure una spruzzata di trash qua e là, e molto, molto colore.
Empire è infatti un black drama da record, capace di macinare settimana dopo settimana sempre più ascolti, in un'ascesa inarrestabile che vede solo in The Walking Dead il rivale da battere.
Il motivo di questo successo?
Temi molto americani, e l'uso, per l'appunto, di tutti quegli elementi chiave che fanno di una serie una serie che non si vuole perdere.
La famiglia protagonista è per l'appunto complicata: Lucious Lyon è il patriarca e il magnate dietro l'Empire Records, casa discografica fondata dopo i suoi successi nel mondo del rap e dell'hip-hop che lo considera ancora una leggenda, un'icona che ha cambiato il volto del genere. Sotto di lui ci sono i suoi tre figli: il serioso Andre, che si occupa del lato finanziario dell'azienda, e i due artisti Hakeem e Jamal, con il primo classico figlio di, viziato all'impossibile, e il secondo -gay- denigrato dal padre e non capito.
Empire usa poi ben due dei tipici inizi esaltanti: la scoperta della malattia (nello specifico la SLA, diagnosticata a Lucious il quale si trova a dover scegliere e quindi mettere alla prova il figlio a cui lasciare il suo impero) e l'uscita dal carcere (nello specifico l'uscita di Cookies, ex moglie di Luciuos e madre dei suoi tre figli, co-fondatrice tramite traffici illeciti dell'etichetta).
Se Lucious diventa così l'uomo da odiare, viscido e doppiogiochista, freddo e calcolatore, Cookies diventa un'idola totale, donna che non le manda a dire a nessuno, che fa dello stile animalié la sua divisa da battaglia ma che soprattutto con la musica ci sa fare, aiutando i suoi artisti -Jamal compreso- ad imboccare il giusto sound.
E così, infine, la musica diventa colonna portante della serie, carica e trasbordante di momenti musicali, con canzoni e pezzi che ha fatto impazzire le classifiche di itunes, curata da quell'altro piccolo genio di Timbaland, e che porta ad amare l'hip-hop/rap anche chi il genere non lo mastica con facilità.


Nella sua scalata inarrestabile, Empire ha visto passare numerose stelle al suo cospetto, da Courtney Love a Patti LaBelle, da Rita Ora a Estelle, fino a Snoop Dog, Jennifer Hudson e Naomi Campbell mettendo così a segno colpi sempre più precisi per acchiappare il pubblico.
Il tocco trash dato da uno stile di ripresa a volte quasi soap-operistico, e quei colpi di scena che strappano anche qualche risata, ne fanno un ottimo prodotto di intrattenimento.
Certo, le incoerenze ci sono, soprattutto nel finale, e la conclusione non è certo delle migliori a livello di sceneggiatura, in cui quanto costruito e distrutto nel mentre sembra essere messo da parte, ma sfido chiunque a non venir preso da una famiglia tanto complicata, da tutti i loro soldi o semplicemente a non venir trascinato da una colonna sonora così d'impatto.


Oggi nella blogosfera si celebra il Black Power Day, causa contrattempo la visione di Cadillac Records che la sottoscritta era chiamata a vedere è stata rimandata, e questo post fa da suo sostituto.
Potete trovare Empire anche nelle pagine di Non c'è paragone, mentre i colleghi blogger sono andati a spulciare in una filmografia molto Black, passate a trovarli:


Biglietto, Prego! - Il Boxoffice del Weekend

La primavera è arrivata, e anche nei cinema si sente. Scarsi, infatti, gli incassi nel fine settimana che vedono dominare i film per famiglie, porto sempre sicuro: la Cenerentola Disney continua così a macinare soldi, seguita da un sorprendente Annaud e il suo lupo, e a chiudere il podio il film di animazione targato DreamWorks. Male quindi il secondo capitolo della serie Divergent che scende già al quarto posto, mentre new entry piacevoli e quasi inaspettate quelle della commedia francese in sesta posizione e di quella italiana in nona. A chiudere, il thriller d'oltralpe con Jean Dujardin.


I dettagli:

1 Cenerentola
week-end € 1.466.934 (totale: 12.633.848)

2 L'ultimo lupo
week-end € 901.477 (totale: 901.477)

3 Home - A Casa
week-end € 681.976 (totale: 681.976)

4 The Divergent Series - Insurgent
week-end € 670.078 (totale: 2.343.016)

5 Ma che bella sorpresa
week-end € 546.626 (totale: 4.561.242)

6 La famiglia Bélier
week-end € 545.988 (totale: 548.807)

7 Latin Lover
week-end € 472.915 (totale: 1.568.338)

8 Focus - Niente è come sembra
week-end € 294.085 (totale: 4.954.594)

9 Ho ucciso Napoleone
week-end € 279.298 (totale: 279.298)

10 French Connection
week-end € 145.778 (totale: 145.778)

29 marzo 2015

Rumour Has It - Le News dal Mondo del Cinema


Iniziamo anche questa volta la rubrica con James Franco.
L'instancabile attore ha nella sua agenda anche un'altra collaborazione con il regista Harmony Korine dopo l'esperienza di Spring Breakers. I due si ritroveranno in The Trap, storia crime che vede nel cast anche Benicio del Toro, Al Pacino e Robert Pattinson. Notizia fresca è la sostituzione da parte di Idris Elba del ruolo che doveva andare a Jamie Foxx.
La storia è quella di due amici d'infanzia maturati in modo opposto: ricco uomo d'affari uno, finito in prigione l'altro, che alla sua uscita cercherà vendetta.

E' un gradito ritorno quello che vede Tom Ford nuovamente alla regia dopo lo splendido esordio in A Single Man.
Lo stilista ha trovato in Tony and Susan, romanzo di Austin Wright, gli ingredienti giusti per un film che ha già il titolo in Nocturnal Animals.
Anche il cast sembra confermato, e vede un bel poker di attori con Amy Adams e Jake Gyllenhaal protagonisti, e Joaquin Phoenix e Aaron-Taylor Johnson in ruoli secondari.
La trama ruota attorno a un'ex coppia sposata, con lui che a 20 anni dalla separazione chiede spiegazioni a lei. Il libro a questo punto si divide in due storie, e lo stesso Ford -visto esperimenti riusciti come quello di Eleanor Rigby- vorrebbe ricavarne due pellicole.

Chi esordisce invece per la prima volta dietro la macchina da presa è Bradley Cooper.
L'attore aveva più volte manifestato interesse in questo balzo della sua carriera, e ora sembra aver trovato in E' nata una stella il suo progetto.
Lo stesso era passato per le mani di Clint Eastwood, e vedeva Beyonce come protagonista, ora lo stesso Cooper sta rivedendo la sceneggiatura e sembra voler corteggiare la popstar per un suo ritorno nel film.
Nulla di così originale, quindi, purtroppo.

C'è poco di che gioire anche nel vedere nuovamente Steven Spielberg alle prese con la fantascienza.
Il regista ha infatti firmato per dirigere l'adattamento di Ernie Cline scritto da Zak Penn e trasformato in Ready Player One.
La storia è il classico rifugio di un giovane in una realtà virtuale, in cui si scatenerà un'agguerrita caccia al tesoro con in palio il dominio di questa.
Sulla scia di altri young adult, speriamo almeno in una resa d'impatto.

Un altro grande regista è alle prese con numerosi progetti.
Pare infatti che Martin Scorsese, appena troverà il tempo, potrebbe finalmente approcciarsi con Shakespeare, portando al cinema il Macbeth versione Kenneth Branagh.
Lo stesso attore/regista si è detto molto fiducioso e molto entusiasta all'idea, ora non resta che sincronizzare le agende, anche se un nuovo adattamento è già pronto per le sale e vede Michael Fassbender e Marion Cotillard protagonisti.
Si riuscirà a batterli?

Concludiamo le news con un nuovo eccentrico ruolo che Matthew McConaughey è andato a scegliersi.
In The Billionaire's Vinegar non è ancora chiaro se il texano farà il truffatore che mise all'asta una bottiglia di vino dal valore finale di 156mila dollari che dichiarava appartenere alla riserva ufficiale del presidente Jefferson, o l'appassionato acquirente che venne fregato, tranne poi trascinare in un lungo processo chi lo aveva gabbato.
Di certo c'è che la storia è di quelle intriganti, e che Matthew saprà ricamarci in entrambi i casi un'ottima interpretazione.

28 marzo 2015

The Interview

E' già Ieri -2014-

La coppia James Franco-Seth Rogen non delude.
C'è stato di mezzo un boicottaggio, ci sono state minacce, probabili attacchi terroristici, hacker e violazione di privacy e dati, c'è stata una sospensione della distribuzione oltre che della proiezione del film, ma -distribuito in rete- ha mantenuto tutte le aspettative del caso.
Dissacrazione, ironia, comicità grossolana, cadute di trash, citazioni e cammei, di tutto e di più si può trovare dentro The Interview.
Ma si trova anche una storia che non si prende volutamente sul serio, dove si ironizza senza problemi su un dittatore nordcoreano come sui media americani.


La storia ormai la si conosce: il produttore Aaron e il conduttore Dave Skylark acciuffano il colpaccio di poter finalmente intervistare il tanto temuto Kim Jong-un, presidente della Repubblica Popolare Democratica di Corea, nonostante il loro programma si basi su gossip e notizie del calibro del coming out di Eminem o la forma della vagina di Miley Cirus.
La CIA non si lascerà scappare l'occasione di entrare in contatto e uccidere il dittatore, arruolando i due (grazie alla bella Lizzy Caplan), che con un potente veleno dovrebbero riuscire in sole 12 ore a mettere fine all'incubo fatto di carestie e campi di prigionia che i coreani stanno vivendo, oltre che a far cessare le minacce di attacchi nucleari che pendono proprio sulle teste americane.
Il condizionale però è d'obbligo, visto che Aaron e Dave faticheranno a dimostrarsi all'altezza dell'operazione, incappando in incidenti e scivolate dagli aspetti tragicomici ancor prima di incontrare il temuto Kim.
Tutto rischia di sfumare una volta per tutte, quando Dave entra in confidenza con il dittatore, passando assieme una splendida giornata fatta di scorribande in carro armato, bevute di margarita e cantate a squarciagola sulle note di Katy Perry, leitmotiv del film e ciliegina sopra la torta di tutte le gag messe a segno.


Tutta l'ironia, tutta la comicità più scacciapensieri è usata dal duo Rogen-Franco che insieme fa vere e proprie faville, come già dimostrato in Facciamola Finita.
Non si risparmia niente e nessuno, né gli status di celebrity, né un dittatore che ne esce dissacrato al massimo, né tanto meno i media americani, i loro show, il loro pubblico e le loro forze armate.
Non si risparmia di certo il livello tecnico, con effetti davvero speciali, un montaggio che mescola lo stile videoclip a quello dei film d'azione, e una colonna sonora che oltre Firework è di tutto rispetto in quanto a pezzi culto.
Si ride, quindi, parecchio, si guarda un po' perplessi le situazioni non-sense che si accumulano, sottolineate da quella parlata sputacchiosa di Dave, dalle sue idee strampalate che arrivano al culmine in un finale a sorpresa, in cui niente ci è risparmiato: colpi di scena, tensione, morsi, sangue, carri armati, fughe nei tunnel... pure un cucciolo.
La reazione coreana, ovviamente eccessiva, è la riprova del potere del cinema, del potere della comicità, anche, come a proclamare ancora una volta che sarà una risata a seppellirci.


27 marzo 2015

Looking - Stagione 2

Quando i film si fanno ad episodi.

Se le Girls hanno saputo tornare in carreggiata, i boys si sono decisamente persi fuori strada.
Già infatti la prima stagione era riuscita a convincere solo in parte, facendoci entrare in questa comunity gay che affolla le strade di San Francisco, costruendo però tre characters principali con cui è stato difficile entrare in sintonia.
Chi troppo fragile ma in realtà ipocrita, chi troppo egoista, chi infine troppo egocentrico e facile, né Patrick né Augustin e né Dom erano riusciti a rapire il cuore, mostrando solo qua e là piccoli spunti su cui si sperava di poter vedere costruito qualcosa di migliore.


Invece ci troviamo di fronte a un nuovo ciclo di episodi dove tutti i difetti sono ancor più marcati, dove l'ipocrisia la fa da padrone, dove il sesso facile è onnipresente, dove proprio lì dove poteva esserci maggior approfondimento, si affonda in cliché e in già visto che anche se declinato all'amore omosessuale non acquista maggior pregio, anzi.
A farla da padrone è senza ombra di dubbio la relazione clandestina tra Patrick e il suo capo Kevin, con il bel Richie che compare qui e là come ruota di scorta e spalla su cui piangere. Nel mentre, Dom cerca di avviare la sua impresa senza l'aiuto di un amante-finanziatore e Augustin abbandonata l'arte riesce meglio degli altri due a dare una svolta alla sua vita, diventando meno egoista e più ammirevole.
In tutto questo girare attorno, a restare davvero impresso è il personaggio di Doris, autodefinitasi frociara, che offre -vuoi per l'età- una maturità e una gamma di sfaccettature molto più interessanti, e non a caso l'unico episodio da salvare di questa stagione deludente è proprio Looking for a plot (2x07) a lei dedicato, che mostra un road trip della memoria sentito e convincente.


Il resto è fatto di tecnologia, di app e di gelosia, con new entry divertenti (Eddie) che non bastano a mantenere una rotta specifica.
Non stupisce quindi la decisione della HBO di non rinnovare Looking, concedendogli però un finale tutto da scrivere in un film tv, che visto il naufragio senza senso di questa seconda stagione, sarà difficile da immaginare.
Perlomeno, il senso di colpa che mi aveva fatto capire già nel mezzo della visione di voler abbandonare il trio alle loro disavventure, è lenito.


Girls - Stagione 4

Quando i film si fanno ad episodi.

Inutile nasconderlo, con le Girls è stato un rapporto molto altalenante.
Dalla scintilla scoccata con le prime stagione, l'amore profondo e la venerazione si è presto tramutato in un leggero fastidio, con episodi non sempre all'altezza e con le ragazze intente a mostrarci tutti i loro difetti, rendendole non poco antipatiche.
Ma come ho avuto modo di ricredermi e di capire, in questi difetti sta il loro essere vere, il loro rappresentare senza troppi fronzoli tutte le sfaccettature di una generazione francamente egoista, piena di ansie e di problemi.
E poi, verità per verità, tra ragazze, nelle amicizie al femminile, non incappare in gelosie, in sparlate dietro le spalle e in difficili sopportazioni, è impossibile.


Questa nuova stagione sembra però, fortunatamente, rimettere in carreggiata quanto costruito, dividendo le quattro e mostrandocele alle prese con problemi più grandi.
Hannah si avvia ai promettenti studi in Iowa, abitando sola, capendo fin da subito di essere un pesce fuor d'acqua di certo non pronta alle critiche o al dover far fronte alle pressioni a cui uno scrittore è chiamato a confrontarsi.
Marnie avvia invece la sua carriera di cantante, in coppia -inizialmente clandestina, poi fissa- con Desi, non vedendo i segnali di gelosia, non vedendo il poco spessore di chi le sta affianco.
Shoshanna, finita l'università, si scontra con il difficile mondo del lavoro, collezionando colloqui a vuoto, vedendo le proprie convinzioni  sgretolarsi.
Infine, Jessa, mina vagante, senza uno scopo, senza un uomo, senza un lavoro.
Ovviamente ampio spazio è dedicato anche ai maschietti, tra un Adam che sembra aver perso la bussola ma non tutta la sua intensa fisicità, e un sorprendente Ray, il più maturo -e non solo per una questione anagrafica-, il più coerente, che si fa portavoce della verità e della saggezza.


Nel quadro che i ragazzi compongono, sono parecchie le sfumature e anche le sbandate, con episodi che non sembrano portare da nessuna parte, con altri che invece si fanno iconici.
L'iniziale Iowa è però solo uno specchietto per le allodole, perchè nulla sembra cambiare, e mentre la scrittura -che la Dunham non si riserva in esclusiva per nessun episodio- si fa più concreta, non possono che essere applauditi dialoghi sempre attenti e misurati, mai banali, come dimostra  il confronto con una nuova realtà per Hannah in Sit-In (4x05).
Al quarto anno, quindi, non ci si è ancora stancati di questa New York vista dal piccolo, di questi problemi di ventenni allo sbando che mollato un sogno ne realizzano -anche se provvisoriamente- già un altro.
E anche se il finale, con quel sei mesi dopo, non è il massimo in quanto ad originalità e coerenza del racconto, fa aumentare l'attesa per la prossima stagione, per le nuove avventure della vita da affrontare.


26 marzo 2015

Silenzio in Sala - Le Nuove Uscite al Cinema

Il cinema di richiamo ancora latita nelle nostre sale, e le nuove uscite si compongono di tanti (davvero tanti) film di poco richiamo e di difficile reperibilità.
Meglio quindi andare al cinema preparati, con un po' di consigli:

La famiglia Bélier
I francesi hanno sempre una marcia in più, e questo racconto famigliare lo dimostra. I Bélier sono una famiglia di sordomuti, con la sola figlia maggiore capace di sentire e parlare, e quindi anello di congiunzione tra gli altri membri e il resto del mondo. Quando le sue doti canore verranno scoperte e incoraggiate, le si apre una possibilità di fuga e di distacco difficile da compiere.
Da vedere.
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French Connection
Thriller ancora made in France con protagonista il bel Jean Dujardin. L'attore interpreta un magistrato che arrivato a Marsiglia nel 1975 cercherà di sgominare le organizzazioni mafiose che la controllano.
Nì.
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L'ultimo Lupo
Jean-Jacques Annaud ci porta in Mongolia, a conoscere assieme allo studente Chen Zen la vita semplice dei pastori, entrati in contatto con i lupi della zona. La decisione del governo di abbatterli, spinge il ragazzo a rimanere.
Paesaggi e cuccioli incantevoli.
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Lettere di uno sconosciuto
Si scava nel passato della Cina, con un padre e marito dissidente all'epoca della Rivoluzione Culturale tradito proprio dalla figlia. Al suo ritorno a casa, troverà una moglie che non lo riconosce, iniziando una lunga battaglia per farle riaffiorare i ricordi.
Impegno orientale passato per Cannes.
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Ho Ucciso Napoleone
Commedia al femminile con protagonista Micaela Ramazzotti, donna in carriera, fredda quanto basta che in un solo giorno si ritroverà senza lavoro e incinta del suo capo, padre di famiglia.
Inizierà ad ordire una vendetta come si deve.
I dubbi sulla buona uscita del tutto restano.
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La Terra dei Santi
Ancora donne, ma questa volta unite nel dramma e nelle leggi non scritte della mafia.
Solo una donna magistrato potrebbe quindi scardinare la loro omertà, attraverso una decisione forte: togliere loro la patria podestà dei figli che mandano a morire.
Seriosità garantita.
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Onde Road
Docu-fiction in cui gli speaker di Radio Montecarlo giocano con i loro ruoli e con quello della radio, creando scompiglio, ripercorrendo gli anni delle frequenze libere.
Amatoriale fatto di passione.
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Home - A Casa
La 20th Century Fox colma le lacune che il cinema di animazione ha lasciato nelle ultime settimane con una storia semplice (quella dell'incontro tra un buffo alieno e un ragazzino solitario) che garantisce il divertimento per tutta la famiglia.
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Cobain: Montage of Heck
Primo e unico documentario completamente autorizzato sul leader dei Nirvana. Attraverso filmati di repertorio, riprese private, registrazioni inedite e artwork, si ripercorre la sua vita.
Otto anni di lavoro, con il benestare della vedova Courtney Love e la produzione HBO.
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25 marzo 2015

Berlin Calling

E' già Ieri -2008-

Per il mio soggiorno nella capitale tedesca potevo parlarvi de Il Cielo Sopra Berlino, de La Vita degli Altri, di Goodbye Lenin, film che ho adorato e adoro, film ambientati proprio nella città e film che hanno fulminato ognuno a suo modo il mio percorso attraverso il cinema.
Ma come sempre, i film che si ritiene più belli e più importanti, sono anche quelli più difficili su cui scrivere, e visto che la mole di pellicole girate fuori, dentro e attorno al muro sono davvero un'infinità e un post come quelli fatti per Barcellona, per Amsterdam o per la Corsica non era facile costruirlo, ho deciso di recuperare un altro film, che ancora mancava, che non solo mostra Berlino nei suoi luoghi classici e nei suoi scorci più particolari, ma fa della caratteristica musicale della città il perno del racconto.


C'è poco da fare, soprattutto per chi non ama il genere, Berlino e la musica tecno, quella suonata da dj in estasi e ballata da giovani sudati, sono indivisibili: discoteche aperte 24 ore su 24, party e rave in cui scatenarsi ne fanno la meta ideale per discotecari di classe e non solo.
Farne un film diventa quindi naturale, usando la città, il suo muro, le sue stazioni, le sue discoteche come sfondo.
Il protagonista non poteva che essere un Dj, acclamato dal pubblico e dalla critica, che gira il mondo e le sale con la sua musica, seguito da una fidanzata manager, con un nuovo album da produrre che sembra però fin troppo uguale agli altri, senza una vera essenza.
La crisi produttiva di Martin o di Ickarus finisce per intaccare anche quella sentimentale, trovando nei trip della droga, nel suo potere energetico, rifugio.
Peccato che questa peggiori ulteriormente le cose, portandolo a uno stato di pazzia e di depressione, per cui è necessario -anche se non obbligatorio- il ricovero in una casa di recupero.
Tappare le ali di Ickarus non sarà cosa semplice, e alternando momenti di lucidità compositiva a atti di ribellione e pazzia, il dj faticherà a tornare in equilibrio.


Il racconto procede lentamente, mancando forse i tasti più profondi che potevano essere toccati, soprattutto nei confronti degli altri pazienti della struttura che avrebbero permesso la creazione di quei quadri ospedalieri che tanto funzionano al cinema.
Ma forse non era questo l'obiettivo di Berlin Calling, e lasciando molto spazio alla musica (composta interamente e appositamente da Paul Kalkbrenner, anche incredibile e versatile protagonista) questa ne diventa la vera protagonista, capace di inquadrare Martin, capace di raccontare una città e di fare da perfetto sfondo ai graffiti, ai palazzi, ai luoghi di Berlino.
Diventato un cult nel suo genere, la pellicola dimostra di essere invecchiata non troppo bene, ma di essere rappresentativa di una città in perenne movimento e cambiamento, da cui, già lo so, mi dispiacerà partire.


24 marzo 2015

Man Seeking Woman

Quando i film si fanno ad episodi.

Al mondo delle comedy mi sono avvicinata da poco, vittima di pregiudizi che le ritevano solo dei passatempi brevi, delle risate facili che spesso facevano il calco a serie di gran successo del passato.
Fortunatamente ho avuto modo di ricredermi, e comedy dopo comedy, quei 20 minuti che mi sembravano uno spreco, sono diventati un appuntamento fisso che mai come in questo caso si è rivelato una lezione di comicità, di scrittura, di idee.
Perchè è facile far piangere, ma far ridere è un lavoro serio.


Simon Rich sembra saperlo benissimo, e sembra farlo altrettanto bene visto che alla tenera età di 30 anni si ritrova ad avere racconti, romanzi, saggi e articoli acclamati da pubblico e critica, oltre che un curriculum di tutto rispetto che parte dal Saturday Night Live e arriva alla Pixar.
Ora ha scritto e prodotto anche una sua serie, comedy ovviamente, in cui tutta la sua genialità si fa dirompente e travolgente.
Il protagonista è Josh, classico 30enne che si accontenta, che non ha ancora preso una direzione per la sua vita e che anche per questo viene lasciato dalla fidanzata.
Tutti i più classici cliché -gli appuntamenti al buio, la ricerca dell'anima gemella, il rimorchio in discoteca, la folle gelosia- si tramutano qui in spunti in cui il simbolico diventa letterale, e così l'amica simpatica che la sorella vuole presentarti è un troll malefico, Cupido che entra in rehab ti regala la donna sexy che si innamora di te, le tecniche di seduzione non ti sono state insegnate, e la tua ansia da prestazione si fa una perdita reale, l'altro di cui sei geloso è realmente ricoperto di peni o è Hitler stesso.
Simon Rich rigira le cose, rendendole non-sense ed esilaranti, mostrando tutti quegli incubi sotto forma di mescolamento di generi e ottimo uso degli effetti speciali, che anche per il loro essere caserecci e quasi made in Doctor Who, hanno il loro fascino.


Questo compendio dell'uomo single è quanto di più geniale ci sia in circolazione, capace di strappare risate a non finire oltre che applausi a scena aperta per come l'intera serie è stata scritta e costruita.
L'entusiasmo di queste parole non è esagerato, credetemi, Rich è un portento, Jay Baruchel irresistibile e Man Seeking Woman una novità da non farsi scappare, e che attenderò con estrema ansia il prossimo anno, per la sua -confermata- seconda stagione.


23 marzo 2015

Broad City - Stagione 2

Quando i film si fanno ad episodi.

Lo si era già detto con la prima stagione: ci vuole un po' per apprezzare appieno Ilana e Abbi.
Il loro modo di fare tra l'egoista e lo spregiudicato, senza troppi pensieri e senza alcun tipo di raffinatezza non è quello a cui di solito si è abituati, soprattutto per quanto riguarda una serie con protagoniste delle ragazze uscite dal mondo teen ma ancora in sospeso dall'essere delle adulte.
Ci vuole un po' quindi anche per ritornare ad apprezzarle in questa folle seconda stagione, che mette subito l'acceleratore, aumentando i momenti a sfondo sessuale, con nudi pixelati, parolacce bippate e assurdità a non finire.


Ma appena si torna in confidenza con le due, con i loro sogni infranti e quelli che cercano di realizzare, le si adora, e si ride sguaiatamente di fronte alle loro folli imprese.
Non sono cresciute di una virgola, niente nel loro mondo sembra cambiare tra appuntamenti finiti male, coinquilini sempre più osceni, amicipiù sempre fermi a quello stadio.
E questo è il loro bello: il loro essere alla perenne ricerca di un'avventura o semplicemente coinvolte in una di queste, perchè se le risate sono garantite, non c'è bisogno di cambiare formula, ma di aggiungere man mano nuovi piccoli elementi, farli ruotare in nuove situazioni assurde, e il gioco è fatto.
Non a caso, si moltiplicano le guest star che fanno capolino, da Seth Rogen a Kelly Ripa, passando per Amy Ryan, pronti a loro modo a farsi travolgere dalla fisicità di Ilana Glazer e Abbi Jacobson, che tra trip post-dentista, pegging e sopravvivenza nel parco non si risparmiano di certo.
Ancora una volta la regia si diverte, citando, sperimentando, sconfinando fra i generi, arrivando al suo massimo nel finale in cui New York viene mostrata nel suo lato lato più street e forse più autentico, in una corsa senza fine che si conclude nuovamente sotto una coperta, con un compleanno festeggiato in modo unico.
Lasciamo quindi alle Girls della Dunham i problemi della crescita e del posto nel mondo, qui c'è solo spazio per divertirsi e ridere. E lo si fa alla grande.


Calendario Serie TV - Primavera 2015

Niente Boxoffice in questo lunedì che mi vede ancora soggiornare in quel di Berlino, e quindi è meglio approfittarne per fare il punto della situazione sulle serie che in questi mesi primaverili torneranno o faranno il loro esordio nei nostri schermi.
Tanti graditi ritorni, con un triste addio da dare, e un paio di novità da tenere d'occhio.
E allora, agenda alla mano, queste le date e i titoli da segnare:

Ricominciano

Mad Men - Stagione 7-Parte II
5 aprile
Dove eravamo rimasti
Cosa ci aspetta:



Game of Thrones - Stagione 5
12 aprile
Dove eravamo rimasti
Cosa ci aspetta:



Orphan Black - Stagione 3
18 aprile
Dove eravamo rimasti
Cosa ci aspetta:



Penny Dreadful - Stagione 2
3 maggio
Dove eravamo rimasti
Cosa ci aspetta:



Hannibal - Stagione 3
3 giugno
Dove eravamo rimasti
Cosa ci aspetta:



Orange is the new black - Stagione 3
12 giugno
Dove eravamo rimasti

Fanno il loro esordio

Bloodline - 20 marzo
Il nuovo prodotto Netflix ha già tutto l'appeal necessario visto che racconta i torbidi segreti di quattro fratelli, chiamati a confrontarsi dopo il ritorno a casa del peggiore tra loro.
Le trame famigliari hanno una marcia in più, protagonisti Kyle Chandler, Linda Cardellini, Ben Mendelsohn, Sissy Spacek e Chloe Sevigly.






Wayward Pines - 14 maggio
Si grida già al nuovo Twin Peaks, con una gente sotto copertura che mandato ad indagare in un piccolo paese sulla scomparsa di due colleghi, finirà per scoprire suo malgrado i segreti e i misteri della città e dei suoi abitanti.
Matt Dillon guida il cast.

22 marzo 2015

Rumour Has It - Le News dal Mondo del Cinema


Alcuni remake non li vorresti mai nemmeno ipotizzare, visto quanto il film originale è ormai assurto a stato di cult.
Invece Hollywood non si ferma davanti a niente, e conferma la lavorazione di un nuovo Il Corvo i cui protagonisti saranno Jack Huston e Jessica Brown Findlay (vista in Downton Abbey e in Posh), con tanto di sequel se il progetto avrà successo.
Non resta che aspettare, le riprese inizieranno in Belgio.

Sarah Polley è una regista che da queste parti si è sempre visto volentieri.
A partire dal malinconico Away from her, passando per il romantico Take this Waltz fino al documentario biografico Stories we tell, le storie da lei raccontate hanno sempre avuto una delicatezza e un tocco femminile notevole.
Stupisce quindi, e incuriosisce, venire a sapere che il suo prossimo progetto sarà un nuovo adattamento del romanzo Piccole Donne.
Rimaniamo quindi in attesa di nuove notizie, soprattutto riguardanti il cast.

In un film che vede Roland Emmerich alla regia, Liam Hemsworth, Jessie Usher e probabilmente anche Bill Pullman come protagonisti tutto ti aspetteresti tranne che trovarci anche il nome di Charlotte Gainsbourg, solitamente molto attenta e molto chic nelle sue scelte professionali.
E non pensate che i miei siano pregiudizi, perchè l'impegno che l'attrice francese ha appena appuntato in agenda, riguarda il sequel di Independence Day.
Esatto. Quindi, tutto bene Charlotte?

Folli progetti coinvolgono anche Keanu Reeves e Jim Carrey, probabilmente entrambi alla ricerca di un rilancio della carriera.
La storia oltre i limiti del normale, ambientata in futuro distopico dai colori saturi, è quella dell'amore tra un cannibale e una sua vittima.
Gli attori non sono però i protagonisti, ma assieme a Diego Luna vanno ad affiancare Suki Waterhouse e Jason Momoa sotto la direzione di Ana Lily Amirpour.

Piccoli attori crescono.
Il giovane Miles Teller che si è fatto le ossa con il severo J.K. Simmons in Whiplash è ormai pronto a spiccare il volo, e un film con Jonah Hill non può che fargli bene.
In Arms & the Dudes i due mostreranno i retroscena economici della guerra, per la precisione di quella in Iraq che ha permesso a molte piccole società di arricchirsi investendo nel settore militare.
Alla regia Todd Phillips conosciuto per la saga di Una notte da leoni, che promette quindi una sferzata di ironia al tutto.

Concludiamo con i progetti Disney, sempre in fermento e sempre capace di attirare l'attenzione.
All'uscita mancano poco meno di due anni (sarà il 3 marzo 2017), ma il casta de La Bella e la Bestia non si smette di fare notizia, infatti.
Gli ultimi aggiunti sono infatti Emma Thompson (Mrs. Pott) e Kevin Klein (il padre di Belle).

21 marzo 2015

Oh Boy - Un Caffè a Berlino

E' già Ieri -2012-

Bianco e nero, musica jazz ed è subito Woody Allen.
Ma non siamo a New York, non siamo a Manhattan anche se lo stile di Woody, la sua influenza si sentono tutti.
Bianco e nero, tranche de vie, una città come sfondo ed è subito Nouvelle Vogue.
Ma non siamo a Parigi, non siamo negli anni '60 anche se con quell'inizio gli si rende omaggio, citando, facendo subito pensare a Fino all'ultimo respiro.


Siamo a Berlino, invece, siamo nei nostri giorni, e Niko non ha ancora capito cosa fare della sua vita.
Ha capito che non vuole andare avanti a studiare diritto, l'università l'ha lasciata da un paio d'anni, ma non per questo informa i genitori, che continuano così a finanziare la sua vita.
Ha capito che non vuole più stare con la sua ragazza, che lascia così, senza bisogno di tante parole, con la forza di uno sguardo e di poche scuse.
Ha capito di volere un caffè, un semplice caffè, di quelli normali e rapidi, altro che le mille tostature molto chic di oggi, che costano il triplo del dovuto.
Ma un caffè Niko non riuscirà a berlo nella giornata in cui lo seguiamo, una giornata che non parte certo bene (la patente non gli viene rinnovata) e che prosegue anche peggio, tra fondi tagliati, incontri che si fanno spiacevoli con vecchie compagne di classe, nuovi vicini invadenti e produzione filmiche e teatrali piuttosto scadenti.
Lo seguiamo nel traffico di Berlino, nella magia di questa città in divenire che sembra sempre in costruzione o in demolizione, senza mai fermarsi, senza mai trovare quel caffè che tanto desidera, fino ad approdare a notte fonda in un bar, dove vorrebbe solo un po' di pace, e dove invece trova una fine e un probabile inizio.


Oh Boy ha tutto il sapore dei film di una volta, quelli fumosi, quelli radical chic, quelli visti nei cinemini d'essai.
E questo è il suo pregio come il suo difetto.
Costruito alla perfezione, con quel bianco e nero che va a illuminare tra luci e ombre il bel Tom Schilling, quella colonna sonora jazz molto retrò, il risultato può essere allo stesso tempo un compitino svolto alla perfezione dal regista Jan Ole Gerster, in cui i veri sentimenti restano fuori, o un bell'omaggio al passato, carico di ironia come di una profondità quasi inaspettata.
Così come per Frances Ha (a cui il pensiero corre subito visti i non-colori, la musica e la storia da raccontare), si sta nel mezzo, perchè in questa giornata folle ma normale in cui Niko si districa tra i suoi problemi, in cui beve, fuma e pensa, c'è tanto della generazione di oggi, c'è tanto di bello da vedere e da sentire.
Berlino da semplice sfondo si fa protagonista, soprattutto nel finale in cui viene inquadrata nei suoi lati belli e nei suoi lati brutti, che sono pronta a ritrovare nei prossimi 4 giorni che mi concederò in sua compagnia.
Voi passate comunque da queste parti, troverete un altro film dedicato alla capitale tedesca a farvi compagnia, oltre a news e serie TV... In Central Perk continua anche dalla Germania.


20 marzo 2015

Shaun Vita da Pecora - Il Film

Andiamo al Cinema

Il bello di andare al cinema, è anche quello di poter tornare bambini.
Anche solo per un'ora e mezza, circondarsi di buoni sentimenti, di trame facili, di bellezza, per poter ridere e sognare assieme agli altri in sala, e poco importa se questi hanno effettivamente 20 anni meno di te.
Con la pecora Shaun e le sue avventure, succede proprio questo, a partire dalla serie televisiva che con il potere della plastilina, dei colori sgargianti e dei soli versi (che siano grugniti, belati, guaiti va bene lo stesso) ha fatto centro.
Vedere finalmente approdare questa simpatica pecora sul grande schermo, non poteva che riempirmi di gioia, con la stop-motion chiamata ancora una volta a compiere i suoi miracoli.


Le aspettative non erano certo altissime, in fondo, il target di Shaun (che va in onda su Rai Yoyo) è ovviamente quello dei più piccoli, che non hanno bisogno di dialoghi, a cui basta un semplice sguardo per scoppiare a ridere.
E infatti, la trama del film non brilla per originalità, con il fattore schiacciato dalla routine che viene ingannato dal suo gregge per godere di almeno un giorno di libertà. Peccato però che la sua roulotte perda il controllo, finendo nel cuore de La grande Città e facendogli perdere la memoria.
Allo sbando, le pecore non riescono a gioire di quanto conquistato: cibo non ce n'è, regole neppure, urge quindi un intervento per riportare il fattore nel luogo a cui appartiene.
Va da sé che si incontreranno ostacoli ben noti e già visti: dal pazzo acchiappa-animali che dà loro la caccia ai travestimenti non proprio sicuri con cui mimetizzarsi, fino a un'aiutante insperato che ha le strane sembianze di uno strano cane.
Il lieto fine è ovviamente dietro l'angolo, e passa per una nuova vocazione che è quella di acconciatore, e per la memoria di un passato più felice e senza programmi.


Leggero e quasi effimero, questo film di e con Shaun sembra più un suo episodio allungato, con tante gag facili facili che riescono comunque a strappare un sorriso, anche se spesso solo di tenerezza.
Quello che veramente funziona è la realizzazione, capace di gestire i tanti particolari da modellare, i tanti colori e dettagli da creare che riescono a reggere senza bisogno di parole, ma solo con tanti rumori e buona musica.
Da segnalare è infatti un'ottima colonna sonora, molto british, che va' così a pari passo con quella campagna inglese, con quella città dai mattoni rossi.
Se solo si fosse tenuta la stessa attenzione data alla parte tecnica e ai bisogni del pubblico più giovane anche per quello più maturo (qualche citazione, qualche riferimento), ne sarebbe uscito un ottimo film.
Shaun si ferma all'essere godibile, impregnato di quella magia che fa brillare gli occhi dei bambini, e che, con la sua semplicità e i suoi buoni sentimenti, fa dimenticare la propria età.


19 marzo 2015

Silenzio in Sala - Le Nuove Uscite al Cinema

Il cinema sembra essersi fermato.
O perlomeno questa è la sensazione nel vedere un sicuro blockbuster contornato da ripescaggi dal passato e una sfilza infinita di film italiani.
Qualcosa per cui vale la pena andare in sala c'è (qualcuno ha detto Francia?), scavando e incrociando le dita:


The Divergent Series - Insurgent
Capitolo 2 per la saga young adult con Shailene Woodley e la sua Tris pronta a combattere.
Nonostante il cast stellare (Naomi Watts, Kate Winslet, Octavia Spencer, Miles Teller), io lo lascio agli adolescenti e appassionati.
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Una Nuova Amica
François Ozon è uno di quegli autori su cui puoi sempre contare, e che anche quando non soddisfa appieno, sa farsi perdonare.
In questo dramma spruzzato di giallo, con una migliore amica che lascia prematuramente la compagna di mille avventure a vegliare su un marito da un lato segreto e sulla figlia, c'è sicuramente molto di che rimanere intrigati.
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Chi è senza colpa
Ha un sapore vecchio questo film su un barista che nasconde un passato misterioso, che incontra sulla sua strada un pitbull e una bella ragazza cecena, li vuole proteggere e vuole soprattutto vendicarsi del suo boss.
Il fatto però che ci siano Tom Hardy, Noomi Rapace e James Gandolfini in questi ruoli e la stessa penna di Mystic River e Gone Baby Gone, fa drizzare le antenne.
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Bekas
Una coproduzione Finlandia, Iraq, Svezia per una di quelle commedie sociali che tanto piacciono al cinema d'essai. I protagonisti sono due bambini completamente soli al mondo nell'Iraq del 1990, che dopo aver spiato Superman al cinema, decidono di partire per l'America e chiedere il suo aiuto, per far tornare i genitori e uccidere Saddam Hussein.
Buonismo, ma anche una ventata di leggerezza su un periodo così pesante.
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Fino a qui tutto bene
Riuscirà questo college movie a reggere il confronto con quelli d'oltreoceano? La storia di cinque coinquilini, agli ultimi giorni di università, non così pronti ad affrontare la vita degli adulti e con un probabile suicidio che pende sulla loro allegria, sembrerebbe avere buone carte da giocare.
Resta da vedere però, come il regista Roan Johnson le sfrutterà.
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Latin Lover
Quattro figlie si riuniscono, per celebrare un padre -famoso attore- che non hanno mai conosciuto e per conoscersi, loro che sono nate ai quattro angoli del mondo da quattro madri diverse.Sarà una giornata da dimenticare, che rivelerà più di qualche segreto.
Cristina Comencini passa alla commedia, con un cast al femminile in cui primeggiano Virna Lisi, Angela Finocchiaro, Valeria Bruni Tedeschi.
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Vergine Giurata
Quando c'è Alba Rohrwacher di mezzo, non può esserci leggerezza. E infatti in questa coproduzione con l'Albania, l'attrice interpreta Hana, costretta a farsi vergine giurata, ovvero a vivere come un uomo il resto della sua vita.
Un viaggio in Italia, anni dopo questa scelta, riporterà a galla la sua femminilità.
C'è della seriosità, ma anche dell'interesse.
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La Prima Volta di mia figlia
L'urlante Riccardo Rossi alla regia e protagonista di questa commedia vecchia già dal titolo. Un padre non vuole che la sua adorata figlia diventi donna, organizza così una cena in cui, tra colleghi e amici, si ricorda la propria prima volta.
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La Solita Commedia - Inferno
Se I Soliti Idioti non li ho mai sopportati, vedere Biggio e Mandelli alle prese con questa rilettura moderna de La Divina Commedia con il Sommo Dante che ridiscende in Terra, mi fa venire l'orticaria, un po' come la loro "canzone" sanremese, volutamente lancio del film (anche se eliminata immediatamente).
Anche no, grazie.
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N-Capace
Inchieste sulla violenza, sul lavoro, sull'oggi visto dai giovani e dagli anziani. A porre le domande, Eleonora Danco.
Radicalchicchismo assicurato.
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SmoKings
Parlare di fumo non è certo molto in voga, invece questo documentario ci fa conoscere una piccola ditta torinese produttrice di sigarette, che i grandi colossi del settore cercano di oscurare.
Il libero mercato dalla parte dei piccoli.
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Il segreto
cyop&kaf, artisti di strada di Napoli, seguono un gruppo di bambini in quella che sembra più di una scorribanda che va contro il buon senso e la legge, spinti da un obiettivo avvolto nel mistero.
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