31 agosto 2016

Venezia 73 - L'Estate Addosso


Abbiamo un ragazzetto ossessionato dalla morte, che non trova soddisfazione nella sua vita triste, monotona, noiosa, che subisce un duro colpo dopo che il suo cane muore avvelenato, che fa un incidente, viene risarcito, e si ritrova ricco e pronto (a 18 anni, nonostante quella depressione che tanto ci descrive) a partire direzione America.
Abbiamo una ragazzetta perfettina, secchiona e piuttosto antipatica, che non potendo andare con le amiche più libere in Grecia, se ne va pure lei in America invitata da un amico fattone, amico in comune con il ragazzetto di prima.
I due, che non si sopportano, finiscono ospitati da una coppia gay a Los Angeles, tra iniziali titubanze, ritrosie e preconcetti.
Come andrà a finire?

Andrà a finire che scatterà l'amore, scatteranno i "pericolosi" intrecci di coppia, mentre ci si conosce, si beve, si fa festa, si vola perfino a Cuba.
Chi non lo ha fatto per i suoi 18 anni?
Non bastassero questi sogni ad occhi aperti su una gioventù che al telefono è solo per girare brevi video, ci pensano i pesanti cliché sulla città libera e LGBT di San Francisco, o quelli sulla musicale e perfetta Cuba.
Nel mezzo, dialoghi à la Muccino che si interroga sul senso della vita dopo scene sexy, interpretazioni non certo memorabili, anche se la giovane Matilda Anna Ingrid Lutz (un incrocio tra Emilia Clarke e Miley Cyrus) ha quel guizzo in più.
Non aiutano flashback in cui grondano retorica e già visto e ancora cliché, non aiutano le canzoni di Jovanotti sparate a tutto volume o quelle musiche fin troppo stucchevoli che fin dall'inizio fanno presagire il peggio.
La buona notizia è che poteva effettivamente andare peggio, perchè L'estate addosso pur con tutti questi -tanti- difetti, si lascia vedere, nella sua ingenuità, nel suo ritratto indorato di una gioventù e di quel periodo dorato di fine maturità.
Il problema è che forse è proprio Muccino a non avere più l'età per raccontare di certe età.

7 commenti:

  1. Ecco, questo non pensavo ci fosse neanche al Festival.
    Però, anche se comodamente a casa, lo vedrò, perché l'innocuo e banalissimo Muccino, a piccole dosi, non mi dispiace. Anche in quel Padri e figlie, tra il buon Crowe e l'ottimo litigio in piano sequenza tra la Seyfried e Aaron Paul, qualcosa l'avevo salvata.

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    1. No, Padri e figli me lo sono risparmiata, nonostante Paul. Qui, presentato fuori concorso, qualcosina di buono c'è, la leggerezza, ma il resto é davvero un'accozzaglia di cliché.

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  2. sono stata strenua fan di Muccino, anche quando scivolava mediaticamente, o girava film spudoratamente brutti.
    poi boh, qualcosa si è spezzato, e gli ultimi due, sebbene hollywoodianamente supportati al mille per mille, li ho trovati orripilanti...
    andrò a vederlo?
    forse, ma già so che a parte qualche faciloneria, non mi darà il 100%

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    1. Il 100% é davvero impossibile... Ai sente oltre a tutti gli altri difetti il bisogno di giustificare la trama con moralismi e aperture mentali, che però risultano troppo costruite...

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  3. No grazie, non ho più l'età'....

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  4. E che Pasolini ha rovinato il cinema, che ci vuoi fa'...#MuccinoFilmsRobbaBbrutta

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