28 giugno 2017

Codice Criminale

Andiamo al Cinema

Il punto è Michael Fassbender.
Il punto non della vita in generale, non il punto di non ritorno verso una bellezza che non si discute, il punto, in un film come Codice Criminale, è lui.
Michael Fassbender è probabilmente l'unico motivo per cui il film è arrivato da noi, nei nostri cinema, e chissà se non è anche il nome che ha permesso di farlo, il film.
Il punto, però, sulla non riuscita del film stesso è ancora Fassbender.
Perché diciamolo, cos'ha di zingaro uno come Michael Fassbender?
Sa essere inquietante, sa essere piuttosto stronzo, ma uno zingaro no.



E questo non vuol essere un commento discriminatorio, come a dire che gli zingari devono essere tutti brutti, sporchi e cattivi, ma se metti Fassbender al centro di una pellicola assieme a un unto Brendan Gleeson -che dovrebbe essere suo padre- e un manipolo di altri viscidi e sporchi attori, Fassbender fa un po' specie, bello e aitante com'è.
E ci provi, tu, costumista, a imbruttirlo mettendolo in tuta, ma non ce la fai, e allora gli piazzi camice che lo rendono affascinante o torsi nudi svenevoli.
Questa sua diversità dovrebbe forse rafforzare il suo essere e sentirsi un pesce fuor d'acqua in una comunità che sopravvive con le rapine, che si diverte con ragazzate e non crede all'educazione e ai più basilari concetti scientifici.
E si sforza, Fassbender, il suo Chad, ad uscire dall'ombra di un padre-padrone ingombrante, ci prova sua moglie a puntare i piedi, a mandare a scuola i figli, ma la genetica, la famiglia, non si discute.
Così Codice Criminale mostra tante diatribe, tanti scontri, tanti tentativi di cambiare che finiscono a vuoto, che finiscono per pesare.


Dovrebbero pensarci le scene d'azione a movimentare il tutto, con fughe rocambolesche a quattro ruote, con corse su e giù per i boschi, con nascondigli in pascoli che mostrano invece l'efficienza e i mezzi surreali della polizia di Paese.
Dovrebbe pensarci il cuore di papà di Fassbender a commuovere un po', e un po' lo fa, anche se il finale è davvero da cestinare e non si capisce perchè ci si debba sorbire così tante morti canine in un sol film.
Dovrebbe infine pensarci la musica, che ogni locandina e trailer che si rispetti sottolinea essere composta dai Chemical Brothers, ma sono onesta, non c'ho prestato orecchio, e me n'ero pure dimenticata prima di fare un salto su Wikipedia per questo post, tirate voi le conclusioni.
Il punto allora è perchè Michael Fassbender prima di prendersi una meritata pausa abbia accettato un film in cui si sente a disagio e che a disagio lo mette, lui, troppo bello per il ruolo, o troppo bello per essere vero.
Il punto, in un film noioso, prevedibile e peggio ancora dimenticabilissimo, resta lui, Fassbender, di cui almeno si è potuto godere la bellezza per 99 minuti.


Regia Adam Smith
Sceneggiatura Alastair Siddons
Musiche The Chemical Brothers
Cast Michael Fassbender, Brendan Gleeson, 
Lyndsey Marshal, Rory Kinnear
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3 commenti:

  1. Fassbender, quest'anno, dovrebbe riposarsi un po'.
    E' in troppi film, scelti troppo di fretta. Sicuramente lo vedrò, però, perché penso che peggio di Assassin's Creed (anche lì Gleeson faceva il padre!) non possa essere.

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    Risposte
    1. Oddio, Assassin's Creed sulla carta già dava il peggio di sé, qui c'è pure la presunzione di fare un film di peso, peccato risulti solo pesante. Io te lo sconsiglio :)

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  2. Anche per me un film inutile e che senza Fassbender non sarebbe mai stato distribuito.
    Non è nemmeno brutto, solo mediocre.

    In effetti poi Fassbender come zingaro non è troppo credibile. :)

    Quanto alla colonna sonora, anch'essa purtroppo è piuttosto anonima e, nonostante nel trailer del film la spaccino come opera dei Chemical Brothers, in realtà sui titoli di coda è specificato che è di Tom Rowlands, quindi solo una metà del duo. E si sente che non è la stessa cosa...

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