6 giugno 2017

The Leftovers - Stagione 3

Mondo Serial

All'intensità della prima stagione era succeduta la genialità della seconda, toccando vertici di grandiosità difficili da eguagliare.
Cosa potevamo aspettarci, ora, da quella che era già annunciata come l'ultima stagione?
Il meglio, ovviamente, e il meglio abbiamo.
Trovare una chiusura perfetta era necessario, ma diciamolo subito, non si toccano i vertici passati, li si rasenta, questo sì, ma lì dove la genialità si ripete, l'intensità ha la meglio.
Perché ancora una volta The Leftovers punta i riflettori su chi è rimasto, su chi quel 14 ottobre di ormai 7 anni fa ha perso un pezzo di sé e ora, all'avvicinarsi di un anniversario biblico, si ritrova nuovamente a fare i conti con quel lutto che lutto non è.



Come ha dichiarato il creatore Damon Lindelof, non c'è spazio per rispondere a misteri e trovare risposte, il fascino, la bellezza della serie sta proprio nel concentrarsi su altro, su altri, su chi deve fare i conti con la propria coscienza, con l'andare avanti.
Su Nora e Kevin, sulla loro complicata storia d'amore, fatta di silenzi e di complicità, di segreti che non si svelano, confessioni che non arrivano. Lui, che continua a morire e risorgere, lei che continua a sperare in un ritorno impossibile, in trovare risposte, luoghi per chiudere quel capitolo.
Se ne vanno fino in Australia per questo, lì dove il padre di Kevin già è, lì dove anche il reverendo Jamison atterrerà, tutti convinti di poter evitare la fine del mondo, con l'avvento di un nuovo messia e di un Nuovo Nuovo Testamento.


Follie bibliche, esatto, e in tutto questo la voce della saggezza, la normalità, è data dalla psicologa Laurie, tornata definitivamente in sé, e di cui finalmente vediamo quella conversione spaccacuore.
Di soli 8 episodi, quest'ultima stagione regala ad ognuno dei suoi protagonisti il suo spazio, il suo momento, mescolando passato e presente, mescolando reale e finzione, con i vertici toccati in quel parallelo che fu International Assassin, ora The most powerful man in the world.
Ma la bellezza è data da altro, è data da personaggi che si ama e si ama odiare (date un Emmy, subito, a Carrie Coon), è data da parole, dialoghi e momenti che tengono con il fiato sospeso vista la loro profondità (cosa scegliere: le urla Kevin-Nora, le lacrime di Kevin-Laurie, o l'ironia dei fratelli Jamison?), la bellezza è in scene che sembrano quadri, in musica che si fa comprimaria e gioca a rimandi e inserimenti perfetti, in un finale che no, non risponde a tutte le domande che in questi anni ci siamo posti, anzi, ne fa sorgere altre, ancora una volta geniali, paradossali, poetiche.
Ma questo finale chiude un cerchio, accende la speranza, fa capire quello che conta davvero: anche quando manca un 1% al nostro mondo, anche quando siamo fantasmi senza un luogo in cui andare, c'è chi ci cerca, chi ci aspetta, chi bussa alla nostra porta.


1 commento:

  1. Serie enorme, sempre troppo sottovalutata, per fortuna non da me e da te. ;)

    Sono contento di averla sempre sostenuta e difesa, fin dalla prima tanto criticata stagione.
    La terza è stata ai livelli o quasi della seconda. Come dici tu forse non vengono toccati gli stessi vertici, però la qualità media di questi ultimi episodi è stata dannatamente altissima.

    Riguardo alla scena finale è stata notevole, però non so, anche se non ha risposto a tutte le domande, forse ha spiegato persino fin troppo.
    Rispetto al discutibile finale di Lost, comunque, Damon Lindelof ha fatto un passo in avanti. :)

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