24 luglio 2017

Il Lunedì Leggo - Firmino di Sam Savage

Non ricordo periodo più lungo rimasta lontana dai libri. E non è nemmeno colpa loro, perché l’inizio come sempre folgorante del romanzo che giace sul mio comodino, faceva presagire un’immersione totale. Ma la stanchezza in questi giorni frenetici ha la meglio, e così, per ricordarmi cosa i libri siano per me, cosa dovrebbero essere, nella loro magia, parlo di uno di quei casi editoriali che un po’ fanno storcere il naso, di quel piccolo e sconosciuto ed esordiente autore, che ha conquistato pubblico e critica in tutto il mondo. Lo si guarda con diffidenza all’inizio, poi, però, si leggono le opinioni di scrittori che sono prima lettori e che Firmino l’hanno adorato, si leggono quelle pagine, allora, e si resta folgorati, ammaliati dalla storia di quello che è letteralmente un topo da biblioteca, un topo che divora (in altri modi, uguali ai nostri) pagine e pagine, e fa sentire a chi lettore accanito lo è, l’amore per i libri. E anche per chi li conserva, li custodisce, li riordina.



Così, si finisce per capire quel pubblico e quella critica, quelle acclamazioni e quel rumore attorno ad un caso più unico che raro, che tanto fa di inventato (un falegname e pescatore tuttofare che scrive e sogna di diventare scrittore e che finalmente –a quasi 70 anni- ci riesce) quanto è vero.
Sam Savage, classe 1940, esordisce tardi nel mondo della letteratura, ma lo fa con quella storia nel cassetto che aspettava la sua occasione, aspettava di venire al mondo e che giustamente il mondo ha accolto.
E poco importa se il suo secondo romanzo -il poco fortunato e il molto meno incisivo Il lamento del Bradipo- non è stato al pari delle aspettative e di questo esordio, e nel mentre altro di suo non è stato pubblicato in Italia.
Perché si ride, con Firmino, si prova pena per Firmino, per quel suo fisico smunto, quell’espressione malinconica che dalle illustrazioni che impreziosiscono il romanzo, ci osserva, e ci si commuove, alla fine, per Firmino. Sì, dopo Ratatouille, un altro topo porta alle lacrime, e se da una parte si aveva la cucina, il gusto, che valicava pregiudizi, qui c’è qualcosa di ancora più universale, c’è il gusto delle parole, l’amore per queste, e per raccontare e vivere storie.
E ora che sento aria di vacanza, ora che i remi a lavoro si stanno tirando in barca, lo sento quel friccicorio, sento gli occhi allenarsi e le dita prepararsi a tornare a leggere, a sfogliare, a sognare.
Grazie Firmino per avermelo ricordato.

4 commenti:

  1. Ma sai che non l'ho mai, mai sentito?
    Grave, lo voglio.
    Bellissima la parete blu, librerie comprese. ;)

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    1. Ma davvero?! Devi rimediare immediatamente, di una bellezza malinconica perfetta, e poi si parla di divoratori di libri, insomma, anche di te ;)

      Grazie per i complimenti sullo studio, quel blu lo desideravo da tempo! Librerie dell'ikea più conveniente, invece :)

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  2. La storia che sta dietro al libro, che non conoscevo e che sa di Susan Boyle della letteratura, è molto affascinante.
    Lo sarà altrettanto il romanzo?

    Considerando che con i topi non è che abbia un gran bel rapporto, ho qualche dubbio in proposito... :)

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    1. Spazza via ogni dubbio, Firmino é il topo giusto per chi ama leggere e per chi ama i libri. Insomma, affascinante tanto quanto l'esordio in tarda età di uno scrittore da sempre.

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