23 agosto 2017

Fino all'Osso - To The Bone

Andiamo al Cinema su Netflix

Quando si fa un film su un argomento scomodo, stai sicuro che si parlerà più di quell'argomento scomodo che di come viene trattato, che non del film in sé.
È la dura legge del cinema, è quello che ha fatto conquistare premi e Oscar a film magari non eccelsi dal punto di vista tecnico, ma che avevano la forza, il coraggio, e diciamo pure la ruffianaggine, di parlare di temi spinosi, scomodi, appunto.
Poi ci sono film che quell'argomento cercano di trattarlo con una leggerezza che non ti aspetti, che un po' spaventa, e che per questo fa parlare.
Film come To the bone, che a un impianto da film indie, più drammatico del solito, cerca di mostrare la vita da anoressica.


No, non aspettatevi vomito, corse in bagno, o altro, l'anoressia qui mostrata è quella ormai a un passo dalla morte, con la protagonista a un passo dal sondino forzato per nutrirla.
Ellen non mangia, semplicemente, mastica e sputa, corre e fa addominali per smaltire le poche calorie ingerite, quelle che sa calcolare con precisione al grammo per ogni alimento sul suo piatto.
Ellen è un'artista, che con i suoi disegni che raccontano quello che è, ha distrutto una vita.
Ellen ha una famiglia che cerca di aiutarla, ma che è più impegnata a risolvere i suoi problemi, a vederla solo come un problema, per aiutarla davvero.
L'ultima spiaggia, è il dottor Beckham. Metodo sperimentale, il suo, metodo d'urto.
Una casa, in cui giovani affetti da anoressia e bulimia convivono, pasti comuni senza forzature, terapia di gruppo e un sistema a punti per incentivarli a tornare sulla retta via.
Lì, Ellen, fatica ad inserirsi, ma qualcosa già cambia. Sarà per il buon Luke che l'aiuta, sarà per un medico che l'ascolta e capisce i problemi di una famiglia disfunzionale, sarà per compagne di stanza come lei.
Ma continua a dimagrire, Ellen, continua a vedere le sue braccia troppo grosse.


Il rischio, in film simili, è l'emulazione
Questo si è imputato a Netflix che dopo l'intenso e altrettanto spinoso 13 Reasons Why, affronta un altro tema ad alto rischio.
Ma, onestamente, queste paure sono infondate.
O almeno, dal mio punto di vista, mostrare un lato a tratti più leggero della malattia, in realtà semplicemente più vero, aiuta più che mette in pericolo.
La si mostra in tutta la sua bruttezza Lily Collins, che sotto strati di vestiti non ha nulla di salutare, di sensuale, di bello.
Il finale sospeso, poi, dimostra come certi problemi vadano risolti a livello mentale e psicologico, da soli ma dopo un percorso, che è così solo all'inizio.
Aiutano allora le musiche indie, le scene da videoclip, pure quell'amore improbabile e forse troppo repentino, la regia pulita e fresca, aiutano attori in parte, pure quel Keanu Reeves che continua nella scelta di ruoli chiave, pur marginali, aiutano a dare una patina più attuale a una malattia che continua a mietere vittime.
To the bone riesce così a far parlare di sé non solo per il tema che tratta, non solo per l'impressionante trasformazione fisica della sua protagonista, ma anche e solo per com'è fatto, per il suo lato tecnico, per la sua gestazione.


Regia Marti Noxon
Sceneggiatura Marti Noxon
Musiche Fil Eisler
Cast Lily Collins, Keanu Reeves, Carrie Preston, Alex Sharp
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6 commenti:

  1. Credo che lo guardero' anche ho una cara che per anni e anni ha convissuto con questa malattia.

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    1. Il film è particolare per trattare la malattia con leggerezza ma senza buonismi di sorta. Non c'è ruffianeria, ma si cerca di capire e soprattutto mostrare la malattia. Merita.

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  2. Mi ha emozionato meno del previsto, ma ne ho apprezzato la grande leggerezza. Parla di temi impegnativi e non le manda a dire (la scena della ragazza incinta in bagno, nel cuore della notte; il fatto che se vuoi acchiappi e ti salvi da solo, a poco fanno l'amore e le costrizioni dei genitori), e la Collins fa emotivamente tanta fatica (il tema la tocca, ma il trucco aiuta: non penso sia diventata davvero tanto magra per il film, troppo rischioso) ma è bravissima, e sa come non mostrarla. Insomma, ben vengano prodotti così.

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    1. Ben vengano, visto che lasciano ruffianeria e pesantezza in un angolo. Forse quell'amore era di troppo, forse quella famiglia eccessiva, ma il quadro generale convince lo stesso, Collins compresa, che finalmente riesco ad apprezzarla.

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  3. Sono d'accordo sulla riuscita del film, ma solo fino ai 10 (pessimi) minuti finali. Riescono a rovinare in parte la pellicola, quasi quanto i 10 minuti finali di Lost con l'intera serie. :)

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    1. A parte che i 10 minuti finali di Lost li ho rivalutati dopo il rewatch, questi 10 minuti finali non sono così malvagi. O almeno, non lo sono perchè non mostrano la guarigione, ma l'inizio di un altro percorso. Il lieto fine non è quindi scontato.

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