15 settembre 2017

Dunkirk

Andiamo al Cinema

Ci sono battaglie che si perdono ma che si possono lo stesso vincere.
Quella contro il tempo. Quella contro un nemico più forte, che accerchia.
L'unica salvezza, allora, è la ritirata.
Ci sono battaglie, quelle per la sopravvivenza, che richiedono sacrifici, che tirano fuori il meglio e il peggio di noi, che acuiscono i nostri sensi, la nostra forza, i nostri istinti.
Siamo, come si sa, in piena II Guerra Mondiale, a Dunkerque, Francia, e a separare dall'Inghilterra c'è solo qualche chilometro de La Manica. C'è un nemico, però, che serra i ranghi e avanza, che accerchia, e uccide dal cielo, con bombe e attacchi a raffica.
L'unica possibilità di farcela, è tornare per l'esercito inglese in patria, l'unica possibilità per salvarsi, per l'esercito inglese e francese, quello di aspettare navi che li possano caricare e attraversare il mare.
Evitando bombe, evitando affondamenti, aspettando, in fila, sulla spiaggia, o su una nave che chissà se reggerà.



Per raccontare tutto questo Nolan divide la sua storia su tre piani d'ambiente -il molo, il cielo, il mare- e tre piani temporali -a una settimana, un'ora, un giorno di distanza l'uno dall'altro. Si incatenano così le vicende di soldati semplici che fanno di tutto per salire su una nave, di piloti coraggiosi chiamati al sacrificio, di semplici civili le cui barche rappresentano la salvezza, la patria stessa.
Si vive, in questo modo, la guerra da dentro.
La si sente, mentre le onde sferzano, le bombe esplodono, i sibili dei caccia annunciano la morte.
La si sente, soprattutto, grazie a una colonna sonora da Oscar, firmata dal fido Hans Zimmer, che carica di pathos e ansia scene piene di ansia e di pathos, in cui la bellezza della natura, o delle esplosioni, fa da contrasto alla tragedia che rappresentano.


Il cuore, finisce in gola, si stringe di fronte a storie che sono vere, a giovani destini pronti a spezzarsi.
Stride così una sceneggiatura che richiama fin troppo il patriottismo e la retorica, con frasi ad effetto che fanno storcere il naso e anche un po' cascare le braccia. Come stride un cast di soliti noti (sì, parlo di Harry Styles ma anche dei sempre bravi Cillian Murphy, particolarmente sofferente, e del Tom Hardy dietro la maschera d'ossigeno) le cui facce spiccano tra i soldati semplici (Fionn Whitehead, Aneurin Barnard), emergendo troppo, in un film che quei semplici eroi o sopravvissuti vuole raccontare.
Il film più crudo di Nolan, quello che più calca la mano con le nostre emozioni, è così anche quello che scivola in territori rischiosi e sabbiosi come il buonismo, dove cade anche quella colonna sonora di cui sopra in aperture che chiedono lacrime a quei cuori ancora in tumulto.
E si finisce inaspettatamente per ricordare più questi difetti -piccoli, certo- rispetto a una grandiosità dietro la macchina da presa, che segue, insegue, affonda e porta dentro quella guerra, quella lotta alla sopravvivenza.
Sarà che al buonismo sono allergica, sarà che per una storia così vera, così cruda e sofferente, non era necessario.


Regia Christopher Nolan
Sceneggiatura Christopher Nolan
Musiche Hans Zimmer
Cast Fionn Whitehead, Tom Hardy, 
Cillian Murphy, Harry Styles
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Land of Mine, La sottile linea rossa

9 commenti:

  1. Ci credi che con la "sbornia" veneziana non sono ancora riuscito a vederlo? Anche perchè, ti dico la verità, con tutto l' hype e le discussioni (molte isteriche) che si sono scatenate sul web ho deciso di non avere fretta nel vederlo... ma nel weekend colmerò la lacuna ;)

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    1. Io abituata alla sbornia sono già stata al cinema due volte in 5 giorni, non è la stessa cosa (né lo stesso grande schermo), ma dovevo recuperare ;)
      Per fortuna poi, Venezia e i suoi ritmi mi hanno tenuta distante da diatribe e commenti vari, e sono arrivata in sala senza pregiudizi di sorta.

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  2. Fosse stato un film muto avrei preferito, ché l'angoscia e l'attesa non necessitano di dialoghi banali messi in bocca "perché sì".
    E non sarebbe servita nemmeno la stramaledetta struttura ad incastro, tipica di Nolan...

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    1. Nolan regista batte 3-0 il Nolan sceneggiatore.
      Bastava davvero la colonna sonora con i fiocchi per coinvolgere a dovere, e la struttura ad incastro, poi, ho faticato a capirla, ma una volta preso il ritmo, e presa dall'ansia, l'ho pure dimenticata.

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  3. Ti ho letto in questi giorni senza accesso a Blogger, ma commento un po' tutto solo stamattina. Confesso che Nolan, da tutti considerato sfortunato e sottovalutatissimo, come fosse un novello DiCaprio, non mi fa impazzire. C'è sempre qualcosa che mi frena: il mio preferito, forse, è lo strabordante e difettoso Interstellar, almeno si piange. Questo Dunkirk, di cui finalmente qualcuno sottolinea i difetti, non mi sono fiondato a vederlo in sala. Sicuramente arriverà pure qui, in ritardo, al cinema parrocchiale. E lo vedrò senza pregiudizi, ma senza neppure aspettarmi il capolavoro di cui tutti parlano: meglio per me, e pure per Nolan.

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    1. A guardare la sua filmografia, non c'è un film di Nolan che non mi sia piaciuto, a partire da quell'esordio in b/n fino ai vortici di Interstellar. Non sono però una fan sfegatata, come sai evito di esserlo per chiunque, e certe discussioni da social le evito come la peste, che rovinano solo il film e l'attesa per lo stesso.
      Qui, difetti ce ne sono, e di quelli importanti per me (diciamo noi) che alle parole e alla sceneggiatura teniamo. Nolan sa il fatto suo dietro la macchina da presa, e la guerra te la fa sentire tutta, con il cuore in gola.
      Capolavoro? No, non per me.
      Bel film? Sicuramente, e se posso, che merita il grande schermo e l'impianto audio migliore per sentirla bene quella colonna sonora che fa da sola metà del lavoro.

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  4. Non l'ho ancora visto, e sono curioso di scoprire che effetto mi farà, dopo tutti i pareri che ho letto.
    Di certo comunque Nolan è uno che, almeno tecnicamente, difficilmente sbaglia.

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    1. Son curiosa anch'io, il materiale è fordiano al 100% ma i difetti potrebbero scalfire anche il tuo giudizio. Parlane presto :)

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  5. Visto, finalmente. Che dire? Tecnicamente sublime, però a mio parere eticamente molto, molto discutibile. A me è sembrato un film molto cerchiobottista, poco coraggioso, incline ad accontentare un po' tutti. Mi spiego: per 3/4 ci mostra dei soldatini inermi in balìa degli eventi, sembra un film quasi "malickiano" sull'insensatezza della guerra, poi nell'ultima parte si cade nella retorica più sfrenata. Con questo non voglio dire che non si possa fare un film di propaganda, ci mancherebbe, ma non tenendo il piede in due staffe. Sull'argomento comunque il dittico Eastwoodiano "Flags of our fathers" e "Lettere da Iwo Jima" resta insuperabile, con buona pace di Nolan.

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