10 settembre 2017

La Domenica Scrivo - Venezia74

Sono 11 giorni ormai che scrivo solo di Venezia.
Che scrivo, soprattutto, a una velocità impressionante se paragonata ai lunghi minuti senza ispirazione, alle ore passate a saltellare nel web in attesa della prima decisiva frase che apra gli argini.
Perché a Venezia sembra di essere in un mondo a parte. Un mondo dove scrivere è più facile, dove si riesce a farlo perfino in coda tra un film e l'altro, perfino sotto una tettoia mentre ci si ripara dalla pioggia, perfino da telefono, cosa che per una anti-touch come me, sembra un miracolo.
Questione di tempo, come sempre.
Perché è proprio il tempo a rendere Venezia, il suo Festival, un mondo a sé: quell'ora libera basta appena per mangiare qualcosa, per scrivere qualcosa, quella mezz'ora di fila volerà in un battibaleno e a malapena si riesce a condividere sui social quanto visto, a finire di leggere il Ciak quotidiano.
Così passano veloci le giornate, dalla mattina, è già sera, con alle spalle almeno 4 film, e poco altro, ché il cibo scarseggia, in qualità ma non in costi, e già si deve pensare al domani.
In realtà, se avete seguito il diario pubblicato su Facebook (dove come sempre ho cercato di essere più social, ma chissà quanto quest'onda durerà) questa Venezia è sembrata più lunga del solito, colpa di una solitudine difficile da scalfire, di tempi in cui si condividono pensieri ma non momenti.



Ma è andata, e ora che sono a casa da un paio di giorni, tutto sembra ancora più distante dalla realtà, dalla quotidianità.
Perché è bellissimo e stancante, e magico e folle vivere per 10 giorni di solo cinema, esserne circondati, anche in bagno, con commenti, pensieri, frasi rubate: il cinema è ovunque, non solo in quelle sale splendide, con lo schermo ancora più grande, l'impianto ancora più perfetto.
Poi ci sono i film, ci sono le anteprime, le piccole scoperte, i tentativi.
E qui si apre la vera riflessione su questa edizione, che mai come quest'anno ha alzato l'asticella della qualità, con film in concorso che non avevano solo nomi altisonanti a precederli, ma una bellezza, un'intensità, che da quando frequento il Lido, non vedevo. Non solo drammi, ma anche commedie, quelle più nere, non solo tragedie, ma anche buoni sentimenti, per ridere e commuoversi.
Ha vinto il fantasy, ha vinto lo strano mostro di Del Toro, pura magia.
Gli ho preferito -con il mio Leone di Caffè- la bellezza e la magia del quotidiano raccontate da Kechiche, della realtà, per quanto ossessiva nel mostrare corpi e pulsioni, ma sono due facce della stessa medaglia, di me.


Di sicuro, si ritroveranno molti di questi nomi e di questi titoli agli Oscar, anche se il mio pensiero va anche ai film più piccoli, delle sezioni a parte, quelli che mai arriveranno alla distribuzione, ma che qui hanno avuto il loro momento di gloria. E io, sempre preparata, sempre informata, ho goduto dell'entrare in sala, conoscere a malapena titolo, nome del regista e lingua in cui il film era parlato e nient'altro. Farmi avvolgere, scoprire man mano la trama, al buio, nel silenzio.
Son cose che solo qui, a Venezia, sono possibili.
Una città che continua ad incantarmi e chiamarmi con il suo fascino, in cui mi  trasferirei subito, se potessi, in cui tornare è sempre un piacere. Anche quando prolungato, prosciuga le mie forze e con il suo tempo ballerino mina la mia salute.
Da domani si torna definitivamente alla normalità per questo blog e per me, tornano le solite rubriche, i soliti appuntamenti.
A Venezia si spera di dare appuntamento per il 2018, per la sua 75esima edizione.

4 commenti:

  1. Io dopo 10 giorni di cinema a Venezia potrei uscirne o galvanizzatissimo, oppure potrei smettere di seguire il cinema del tutto e darmi all'ippica. :)

    Comunque scrivere ai tuoi ritmi no, non credo ce la farei, quindi congratulations!

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    Risposte
    1. Sono due giorni che come terapia d'urto mi sto ingozzando di episodi di serie TV da recuperare, e onestamente non fa un gran bene... Di certo non alla vita sociale ;)

      Venezia sa cambiare anche i tempi di scrittura, oltre al fatto che mi consento di essere più breve e sbrigativa e meno approfondita, andando sull'onda dell'entusiasmo o della noia provocate dal film.

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  2. hai tenuto dei ritmo impressionanti...
    probabilmente il materiale era tutto così incredibilmente allettante che faceva venire la voglia di narrare narrare narrare...

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    1. Esatto, o se non lo era, era così tanto da cestinare che scrivere era uno spasso lo stesso. Vivere un Festival ha anche questo come lato positivo, scrivere è un piacere :)

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