13 maggio 2018

La Domenica Scrivo - New York (il Dopo)

Quando torni da un viaggio la frase è sempre quella: ti pensi che qualche ora, un giorno, una settimana fa eravamo lì?
Lì, dall'altra parte dell'Oceano con un altro fuso orario, lì a chilometri e chilometri di distanza?
Lo stacco, reso meno graduale da uno scalo e da un volo notturno, c'è stato.
Il jet lag un po' meno, che tanto ho sempre sonno e vai a capire se è perché sarebbe piena notte di là, o semplicemente come sempre ho preferito far tardi la sera prima.
Lo stacco, però, ora che ne scrivo, è impressionante.
Ero fra quelle strade, fra quei palazzi, fra quei parchi e pure fra quelle spiagge. Ero dove tanti dei miei film preferiti sono stati girati, dove tanti attori e scrittori han vissuto, dove l'arte, la bellezza, si respira in mezzo allo smog e alla frenesia collettiva.



Non mi mancherà quel traffico impazzito, quegli incroci continui in cui tutti suonano, tutti corrono. Non mi mancherà il rumore pressante, onnipresente, e non mi ha aiutato una camera d'albergo che dava nella centralina di condizionamento del palazzo accanto.
Ma mi mancherà tutto il resto, mi mancherà essere lì, e sentirmi parte di questa bellezza, scoprirla a piccoli morsi, a suon di camminate e cambi metro, e avere sempre da vedere, da fare.
Nella mia classifica, vince tutto Central Park, ovviamente. Visto in fiore, poi, resta imbattibile. Lo tallona Broadway, e forse l'intera ultima giornata, passata a scoprire i graffiti di Bushwick, la vista di Woody Allen, la Statua della Libertà, e poi su, su su, fino al 65esimo piano del Rockfeller ad ammirare con un cocktail d'alto livello, New York vista dell'alto. E poi giù, giù, fino a Broadway, correre a Chicago, rimanerne incantati e poi uscirne e cenare tardi con la stessa atmosfera da Stardust, rendendosi parte dei sogni di camerieri aspiranti attori/cantanti.
E questa, è stata solo una giornata di viaggio.
Si fatica a riprendersi, quindi, si fatica a lasciar andare un viaggio così importante, così segnante. Sarà la distanza, l'apparente difficoltà di andarci, anche se vista la burocrazia, i controlli continui capisco le paure, che in fondo attanagliavano pure me prima della partenza.
Ma con la pazienza, il sapere che si può sbagliare -in metro, soprattutto- perché no?
Ci tornerei?
Più avanti, decisamente più avanti.
Che l'America che ora vorrei vedere è quella che mi è più congeniale, quella dei grandi spazi verdi, dei grandi parchi, che se son tornata per tre volte a Central Park nel giro di una settimana, la natura non me la si può togliere.
Restano ora foto da smaltire, restano scorci che mi sono persa, spettacoli che avrei voluto poter vedere.
Resta la sensazione che riempie davvero il cuore di essere stata a New York, di aver visto e vissuto la sua bellezza e unicità.

6 commenti:

  1. Visto? Le ansie della partenza sono state spazzate via, ora ci sono solo i ricordi piacevoli del viaggio!

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  2. Hai probabilmente visto più tu New York che un neworkese in tutta la sua vita! Penso sempre che vivere una città famosa e turistica sia una cosa, viverla da turista un'altra: il turista coglie sfumature che l'autoctono da' per ovvio o scontato. Quindi custodisci i tuoi ricordi che riaffioriranno ogni volta che vedrai un film ambientato nella grande mela! ;-)

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  3. L'America dei parchi, dei grandi spazi, di Hollywood e Las Vegas... sì, ne vale la pena per il prossimo viaggio: anche lì c'è tanto cinema! Comincia a prepararti :)

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  4. rivedere una città che tanto amo, ma che ho visto una vita e mezza, attraverso i tuoi occhi è stato molto molto piacevole...

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  5. Forse io non la vedrò mai, ma con questo tuo viaggio fotografico e non, ho viaggiato anch'io, ed è stato bello ;)

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  6. L'esperienza dello stacco immagino sia stata paragonabile al passare da uno dei migliori film di Woody Allen a uno dei peggiori dei Vanzina. :D

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