28 luglio 2017

Gatos Viejos - Old Cats

E' già Ieri -2010-

Ci sono film che dal titolo ingannano.
Leggo Old Cats, vedo una locandina con un gatto, e penso che sì, un film che parla di un gatto vecchio e/o di un vecchio/a che ha un gatto altrettanto vecchio, deve fare per me. Anche se cileno, anche se datato 2010.
Indago giusto un po’, scopro che uno dei registi (Sebastiàn Silva) è lo stesso di quel Magic, Magic di cui tanto bene ho sentito parlare e che per l’imminente Settimana Horror vedrò, e allora, lo cerco, lo trovo, lo guardo.
Ma non di gatti si parla, o almeno, non del tutto.
Di vecchi, sì.
E visto che oltre ad essere gattara sono pure vecchiofila, mi accontento.



Siamo in un appartamento all’ottavo piano di una palazzina in centro città, vista parco.
Siamo con un’anziana coppia che si sveglia al miagolare dei suoi grossi gatti, grossi come maiali. La vediamo, questa coppia, nel suo tran tran, ma qualche scricchiolio che incombe. La telefonata della figlia di lei, prima, che annuncia il suo arrivo da un viaggio energizzante in Cile, l’ascensore rotto, poi, che costringe Isidora alla reclusione in casa, lei che con la sua anca non può permettersi tutte quelle rampe di scale. Infine il tracollo, con un episodio di demenza, o di Alzheimer, che prende il sopravvento mentre Enrique non c’è. Non è il primo, e non sarà l’ultimo, porta via dalla realtà una donna che non ci sta a perdere se stessa e mostrarsi debole di fronte alla figlia.
Quella figlia, poi, arriva. È allergica ai gatti e li fa chiudere in cucina, è su di giri, e continua ad andare in bagno a farsi di coca, è alle prese con l’ennesima grande occasione della sua vita –vendere saponi- e cerca l’appoggio (leggi il denaro) della madre. Ma non è tutto, lei e la compagna hanno architettato tutto, già fatto redigere un documento: vogliono quell’appartamento come base per il loro business, vogliono mandare via la madre, il suo compagno.
Parte uno scontro, verbale e fisico, parte la testa ad entrambe, e Isidora che non è più Isidora, scappa e si perde. Deve essere ritrovata.


L’escalation di avvenimenti, chiusi in quell’appartamento ingombro di libri, quadri e gatti, ha un che di comico e assurdo, appartiene al black humour più che al dramma. La tensione, palpabile, si sfoga in qualche risata stiracchiata e nell’incredulità di fronte a una figlia tanto egoista, ancor più di una compagna che invece un cuore dimostra di averlo, rimanendo in bilico, in un genere altro difficile da etichettare.
Sì, i colori sono spenti, la macchina a volte zooma in modo improvviso a volte cerca pose artefatte, seguendo quei gatti, seguendo quella vecchina.
Sì, i personaggi faticano a farsi amare, Enrique a parte, compagno amorevole e a tratti succube, patrigno paziente, fin troppo paziente.
Ma gli attori, sono in stato di grazia: soprattutto Bélgica Castro che offre una prova da applausi, mostrando lo smarrimento, il perdersi, in modo tristemente familiare.
Non ci saranno troppi gatti allora, i re di quell’appartamento restano appartati e chiusi, ma ci sono anziani da conoscere, c’è un film che ha del potenziale, nonostante tutto, e che per farsi conoscere, inganna. Ma lo si perdona.



Regia Sebastiàn Silva, Pedro Peirano
Sceneggiatura Sebastiàn Silva, Pedro Peirano
Cast Bélgica Castro, Alejandro Sieveking, 
Claudia Celedòn, Catalina Saavedra
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Amour, Stanno tutti bene, Nebraska

4 commenti:

  1. Risposte
    1. Male non è, certo, più serioso e meno gattaro del previsto ;)

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  2. Troppo pochi gatos e troppi viejos, per i miei gusti. :)
    Mi sa che è meglio se lo evito.

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    1. Troppi quasi anche per me, soprattutto con un titolo così fuorviante. Una sorpresa di certo, ma non da ripetere.

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